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CHI Women: indovina chi viene a pranzo

Italy GGD - 17 May, 2012 - 11:00

Dopo un anno ritorno a scrivere su GirlGeekLife.com della la ACM Conference on Human Factors in Computing Systems.
Il CHI2012 questa volta si è tenuto ad Austin (Texas) dal 5 al 10 maggio e come ogni anno ha ospitato, oltre alle vere e proprie sessioni della conferenza, decine di workshop, corsi e diversi eventi.

Uno degli eventi a cui ho partecipato quest’anno è stato il pranzo per le Women in HCI, cioè le donne che si occupano di interazione uomo-macchina, sia in ambito accademico che industriale. L’organizzazione dell’evento è stata curata da Marilyn Salzman, presidente della Salzman Consulting e in passato Interaction Strategy e Design Manager per la Sun Microsystems.

Il pranzo è stato ospitato dall’Hotel Radisson di Austin che ha allestito la sala con molti tavoli ad ognuno dei quali era stato assegnato un tema e un’animatrice della conversazione. Le animatrici erano delle senior in HCI che hanno risposto alle domande delle presenti e hanno presentato la loro esperienza in supporto alla nuova generazione di ricercatrici.

Al mio tavolo si è parlato di come negoziare durante un colloquio di lavoro e i successivi passaggi prima dell’assunzione e animatrice e leader della conversazione è stata Justine Cassell. Justine è direttore dello Human-Computer Interaction Institute, della Carnegie Mellon University a Pittsburgh e ha messo a nostra disposizione la sua grande esperienza nell’ambito della negoziazione soprattutto nell’ambiente accademico americano in cui un ricercatore può appunto negoziare i termini della sua assunzione.

Questo evento rappresenta un’occasione molto importante per le donne che come me lavorano nell’ambito della ricerca in HCI perché permette di entrare in contatto con donne di successo e di grande esperienza che possono insegnare i “trucchi del mestiere” ma anche raccontare la loro storia e aiutarci a capire come si “diventa grandi” in questo bellissimo ma difficile mondo. Allo stesso tempo ci permette di confrontarci con donne che stanno vivendo le nostre stesse esperienze magari in posti diversi del mondo ma incontrando le stesse difficoltà ma anche le stesse soddisfazioni.

La comunità scientifica è molto attenta alla promozione della partecipazione femminile e infatti sono molti i movimenti e le organizzazioni che operano a livello mondiale. La stessa ACM (Association for Computing Machinery) ha tra i suoi chapter anche il W-ACM (Committee on Women in Computing) sia per professionisti che per studenti. Anche l’IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers) ha al suo interno un’organizzazione a supporto delle donne professioniste nell’ambito IT e si chiama WIE (IEEE Women in Engineering).

La prossima edizione del CHI si terrà nel 2013 a Parigi! Spero di poter partecipare ad un altro pranzo delle women in HCI e spero anche di incontrare in quell’occasione molte più ricercatrici italiane!

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IGGD wants your input!

Ireland GGD - 14 May, 2012 - 14:25

Hello fellow Girl Geeks!

The Ireland Girl Geek Dinner group has been inactive for about a year, but we are trying to get it off the ground again! To see what your interests are and to make this valuable to everyone, we would like to get some indication of what it is that you, the Irish Girl Geeks, are looking for. Please consider the following questions a starting point for discussion either here on the blog or by sending us an email (info@irelandgirlgeekdinners.com).

Thanks and looking forward to meeting you all soon!
Christina and Jeannette

1) If you’ve attended in the past:
What did you like best about past GGD events?
What did you dislike most about past GGD events?
What was missing?
What is essential?

2) If you didn’t attend, why not?

3) What is a geek to you? Why do you consider yourself one?

4) How often would you like meetings to take place?
(Weekly; Monthly; Bi-monthly; Quarterly; Irregularly, when there is something to talk about)

5) Which of the following you would like to have at events:
speakers
activities
education
networking
games/gaming
other ___________

6) What topics are of interest to you that you would like to see addressed at GGD?
web development
databases
entrepreneurship
game design
mobile technology
other ________

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Wiki Loves Monuments: un concorso per tutti

Italy GGD - 14 May, 2012 - 11:00

Una delle due stalle del Castello di Sant Ferran Castle, Spagna - Foto di Asarola (Licenza CC-by-SA)

 

Sapete che in Wikipedia oltre a inserire spiegazioni, si possono caricare fotografie?  Conoscete i monumenti più belli della vostra zona? Avete mai pensato di partecipare a un concorso fotografico?

Se almeno a una domanda avete risposto di sì, allora prendete in mano la vostra macchina fotografica preferita (o il vostro bellissimo smartphone) e iniziate a pensare a quali monumenti vi piacerebbe fotografare. Ma se vi state chiedendo che cos’è un monumento, sappiate che non siete le prime a porvi il problema!

Per monumenti si intende un vastissimo genere di opere che comprende edifici, sculture, siti archeologici, strutture architettoniche, siti naturali e interventi dell’uomo sulla natura che hanno grande valore dal punto di vista artistico, storico, estetico, etnografico e scientifico.

I vostri scatti potranno partecipare a Wiki Loves Monuments Italia 2012, il concorso fotografico promosso e coordinato da Wikimedia Italia, l’associazione per la diffusione della conoscenza libera invita tutti i cittadini a documentare il proprio patrimonio culturale realizzando fotografie con licenza CC-BY-SA, nel pieno rispetto del diritto d’autore e della legislazione italiana in merito.

Il concorso ebbe inizio nei Paesi Bassi nel 2010, quando Wikimedia Netherlands varò l’idea, ottenendo subito un grande successo: al termine della prima edizione furono raccolte la bellezza di 12.000 foto di mulini a vento e monumenti storici olandesi, mentre l’anno scorso sono state  raccolte addirittura 170.000 immagini del patrimonio europeo di 18 nazioni. E quest’anno il concorso cresce ancora diventando internazionale.

Ma come funziona? Le regole da seguire per partecipare al concorso italiano sono davvero semplici:

- scattate una fotografia a un monumento con le specifiche indicate sul sito del concorso;

- nel mese di settembre, caricatela sul sito del concorso.

Ogni fotografia entrerà a far parte del grande bacino di Wikimedia Commons, la banca dati multimediale di Wikimedia.

Una volta inserita nel database, l’immagine potrà prendere parte al concorso prima nazionale e poi internazionale: una giuria italiana valuterà le opere e sceglierà i 10 autori più meritevoli, coloro che con il proprio scatto si aggiudicheranno una nomination per la competizione mondiale.

E se il monumento che volevate fotografare non è presente nella lista? Non vi scoraggiate, dovete scoprire chi ne è il proprietario e farvi rilasciare l’autorizzazione a farlo inserire nelle liste del concorso  e segnalarlo. Wikipedia è alla ricerca di monumenti interessanti!

Cosa aspettate?

Correte a fotografare il monumento più vicino a voi!

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Sopravvivere alle informazioni e non solo

Italy GGD - 9 May, 2012 - 10:04
Solo se fate spazio e silenzio riuscirete a far entrare nuove idee nella vostra testa e nella vostra vita” Con questa frase Alessandra Farabegoli chiudeva l’intervista di qualche tempo fa. E la stessa frase potrebbe rappresentare il principio ispiratore del suo nuovo libro “Sopravvivere alle informazioni su Internet” (Apogeo edizioni)  già disponibile in versione e-book al corso di € 5,99 e a fine maggio in versione cartacea a € 9,99. “Rimedi all’information overload”, il sottotitolo, vuole far capire come si possa evitare di soccombere all’alluvione di informazioni che ogni giorno ci invadono e costruire degli argini affinché la valanga di articoli, post, commenti, mail, video, immagini, status update possa rallentare per sfiorarci e lasciarci solo il meglio del proprio contenuto. “Chi vuole star dietro a tutto ha due opzioni: frammentare la propria giornata seguendo ogni stimolo al momento in cui questo arriva o accumulare enormi pile di cose da leggere, che smaltirà durante le ore serali o notturne, i weekend, il tempo una volta libero”. L’opzione per chi non vuole star dietro a tutto non è prevista, visto che ormai per lavoro o per divertimento ciascuno è chiamato a fare i conti con la mole di dati presenti in Rete. Esiste ed è ben spiegata da Alessandra Farabegoli, invece, una terza strada, che può percorrere chi decide di dedicare tempo e attenzione senza interruzioni al proprio lavoro e contestualmente non vuole rinunciare ad essere informato e presente nei social network, a non latitare con le e-mail, a lavorare in gruppo. Praticamente a stare al passo con gli altri “prendendo in mano il timone del rapporto con le informazioni”, a seguire una “dieta informativa” che consenta di selezionare, filtrare, scegliere le informazioni interessanti e di tagliare il superfluo, le news che riempiono inutilmente le caselle senza lasciare alcun segno del loro passaggio. Per fare questo, oltre ad una serie di regole comportamentali cui attenersi, nel libro sono presentati in dettaglio diversi strumenti da scegliere seguendo il principio del “buono abbastanza”, che esclude il sentirsi in dovere di provare ogni gadget, tool, widget presentato sul mercato.

Questi i pericoli e i relativi rimedi per evitarli:

  • posta elettronica, un mostro se usata anche come strumento di conversazione e to-do list, che dovrebbe essere organizzata tendendo al principio di “Inbox zero”
  • feed RSS, che se non gestiti con strumenti idonei rischiano di restare “da leggere” in eterno
  • link utili, non gestibili soltanto attraverso i segnalibri dei browser
  • note e documenti, da archiviare in modo razionale soprattutto quando si deve lavorare in gruppo
  • odiatissime password, spesso rese banali per la paura di dimenticarsele o, peggio ancora, rese “semi pubbliche” con post it o appunti ad accesso libero.

I consigli suggeriti sono di buon senso (un po’ come nel primo ebook gratuito di Alessandra Farabegoli “Manuale di buon senso in rete”) ma sconosciuti ai più e per questo da ritenersi preziosi. Come l’affermazione che dice:

“La risorsa scarsa non sono le informazioni, ma la nostra attenzione e il nostro tempo

 

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Una vita da designer – Intervista a Clara Parona

Italy GGD - 7 May, 2012 - 10:26

Un percorso che inizia dal design industriale e giunge alla produzione indipendente di videogiochi passando per la più grande realtà di game developer in Italia: Clara Parona ci racconta la sua esperienza e il raggiungimento di una tappa importante, cioè la pubblicazione di Sheep Up! primo titolo per iOS di BadSeed Entertainment, la società che ha co-fondato insieme a Roberto Mangiafico.

Sei una game designer, ma qual è stato il percorso formativo che ti ha fatto approdare al settore videoludico?

Mi sono laureata in Design al Politecnico di Milano: ho iniziato progettando lampade, sedute e piccoli utensili da cucina (cose dell’altro mondo) per poi concludere il percorso universitario con un progetto di tesi a carattere videoludico.

Ho cominciato la mia gavetta lavorando come interaction designer presso un laboratorio creativo, spin-off dell’Interaction Design Institute d’Ivrea e poi quasi 5 anni fa sono approdata in Ubisoft.

Prima di fondare BadSeed Entertainment hai lavorato per tre anni in Ubisoft, una realtà che continua a mantenere una sede italiana anche per la produzione (solitamente le multinazionali del gioco relegano al nostro paese solo uffici di marketing e localizzazione). Com’è cambiato il tuo lavoro di game designer ora che sei in una realtà indipendente?

È cambiato molto, soprattutto in termini di libertà creativa. La soddisfazione più appagante è la possibilità di sperimentare cose nuove, cose diverse: adesso gli unici vincoli che incontro durante il processo di progettazione sono dettati dal mio buon senso. Questa è la parte divertente. Il rovescio della medaglia è che il mio ruolo non è più così definito come prima e soprattutto non si limita alla progettazione. È vero che le dimensioni non contano ma cambiano un po’ le cose: sto imparando a seguire anche la direzione creativa e artistica di ogni progetto, a considerare ogni gioco come un prodotto da vendere curandone il marketing e la comunicazione.

Maggio è il mese in cui è prevista l’uscita di Sheep Up!, il vostro primo gioco per iOS. Cosa ci dobbiamo aspettare? 

Un gioco molto semplice che spero vi farà sorridere. Si tratta di un puzzle platform che sfrutta l’accelerometro per il controllo di una piccola pecora giocattolo che rimbalza continuamente. Compito del giocatore è quello di aiutare la pecora a risalire lo scatolone nel quale è stata rinchiusa e riguadagnarsi la libertà. Un solo input, poche regole, una meccanica molto semplice e tanti elementi di gameplay.

Il mercato dell’App Store sembra quasi saturo in questo momento: oltre 100 nuovi giochi vengono pubblicati ogni giorno, si tratta di una bella concorrenza. Avete pensato a una strategia di autopromozione, restando indie, oppure non escludete di cercare un publisher per emergere? 

Abbiamo pensato di affrontarlo proponendo un gioco che non fosse l’ennesimo clone di qualcosa di già visto. Per quanto riguarda la comunicazione, al di là dei comuni canali web social, volevamo puntare maggiormente su operazioni virali in stile videocast.

Sheep Up! è nato un po’ per caso. Quando abbiamo iniziato, ingenuamente volevamo fare un gioco più per il piacere di farlo che per venderlo. Poi col passare dei mesi ci siamo accorti che cresceva e più cresceva più tempo gli dedicavamo, diventando così ufficialmente “il nostro primo gioco”. Quindi per Sheep Up! non c’è stata nessuna operazione di fundraising, ma non la escludiamo per uno dei prossimi progetti.

Alla Game Developer Conference che si è tenuta lo scorso mese a San Francisco si è parlato di emozioni come punto di partenza della progettazione di un gioco, in contrapposizione al game design orientato alle meccaniche.

Sono convinta che in fase di progettazione emozioni e gameplay non siano su fronti contrapposti: un buon gameplay suscita sempre delle emozioni e le emozioni aiutano a progettare interessanti situazioni di gameplay. Per quanto riguarda l’approccio che adotto, il processo creativo non ha regole: a volte è l’emozione la prima a prendere forma, sulla quale poi costruire tutte le meccaniche e gli elementi, a volte invece la prima idea parte da una meccanica pulita, semplice e perfetta che va arricchita e personalizzata per garantire un’esperienza di gioco completa.

Un altro argomento molto discusso è stato il processo di prototipazione rapida, quindi un approccio agile allo sviluppo di giochi contrapposto al cosiddetto modello waterfall in cui prima si progetta nel dettaglio e poi si implementa. Qual è la tua esperienza? 

Fin dall’inizio dello sviluppo, abbiamo sempre adottato il processo di prototipazione rapida. È la risposta a qualsiasi dubbio legato alla progettazione su carta, ma non deve esserne sostitutivo. Il primo prototipo di Sheep Up! è stato realizzato per testare i controlli e ai tempi, se non ricordo male, avevo progettato su carta solo i primi due livelli e definito un paio di elementi di gameplay. Il prototipo è stato di fondamentale importanza per avere la conferma che il tipo di controllo che avevamo in mente in realtà funzionava davvero. Da quel momento in poi, ho iniziato a definire tutti gli elementi di gameplay su carta prima e prototipati poi con iterazioni di circa una settimana.

Una domanda sull’essere start up in Italia. Quali sono le prime difficoltà incontrate da quando avete fondato BadSeed Entertainment?

Sicuramente la mancanza di agevolazioni non aiuta, anche se con la proposta di legge presentata qualche giorno fa sembra muoversi qualcosa, ma la strada è dura come penso per la maggior parte delle aziende italiane, nuove e non.

Fare networking è la cosa che adesso ci preme di più per l’uscita di Sheep Up! e per farci conoscere. È fondamentale per tutte le nuove realtà e per fortuna ci sono eventi come lo Svilupparty che aiutano molto.

Quali sono i 5 strumenti di lavoro di cui non potresti mai fare a meno?

In ordine di priorità: iPhone – internet – matita – carta – un programmatore!

E per quanto riguarda i software?

Google DocsDropboxUnityPhotoshopiTunes.

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Come entrare in una stanza mostrandosi sicuri di sé?

Italy GGD - 3 May, 2012 - 10:22

Ho passato gran parte del 2011 ad aiutare professionisti e titolari di aziende a diventare più sicuri, sia all’interno della loro rete di conoscenze sia all’esterno. Ogni volta che ho tenuto un seminario di formazione incentrato sull’aspetto del networking che riguardasse il “come lavorarsi una stanza”, c’è sempre stato qualcuno che ha chiesto come si entra in una stanza dimostrando sicurezza in se stessi.

Sembra una cosa banale entrare in una stanza carichi di fiducia. O almeno questo è ciò che ci raccontiamo, quando ci interroghiamo sul perché non abbiamo ancora scoperto questo segreto. Cerchiamo di essere onesti, può essere molto scoraggiante arrivare ad un evento di networking e trovare la sala piena di piccoli gruppetti di persone.

A essere sincera ho sempre trovato difficile questa situazione. Questo significa che tendo a evitare di mettermi nella situazione di dovermi “lavorare una stanza” (ma questa è un’altra storia). Così, quando mi trovo a dover entrare in un posto e fare quattro chiacchiere con degli sconosciuti devo sempre farmi un discorso di incoraggiamento, breve e diretto. In questo discorso di incoraggiamento mi ricordo sempre di essere me stessa e inizio a cercare qualcuno con cui avere una prima buona conversazione.

Quindi, a parte un buon discorso di incoraggiamento, come si può aumentare la fiducia in se stessi quando si entra in una stanza?

1. Arrivare presto

A ogni tipo di evento di networking si formeranno piccoli gruppi di persone. Prima arriverete alla serata meno ‘formati’ saranno questi gruppi. È anche molto più facile entrare in una stanza mezza vuota rispetto ad una stanza affollata. Con il proseguire dell’evento queste piccole chiacchiere evolveranno naturalmente in conversazioni più significative. Questo spesso può portare  molte persone a smettere di circolare, rendendo più difficile trovare il gruppo in cui entrare facilmente.

2. Andare con un amico

Per molti la paura di entrare in una stanza si aggrava quando si trovano a dover partecipare a un evento da soli. Se si arriva con qualcuno si sa razionalmente che c’è sempre una persona con cui poter parlare. Tuttavia, non commettete l’errore di starvi appiccicati, ricordate di separarvi e di circolare in modo indipendente.

3. Ricordare che non tutti sono a proprio agio

Diventa facile convincerci che tutti gli altri stiano sostenendo piacevoli conversazioni e che nessuno vorrà parlare con noi. Questa è una storiella che possiamo raccontare a noi stessi durante ogni evento di questo genere. (E’  una storiella non molto utile, ma che è facile creare.) Ricordate che non tutti stanno parlando serenamente in gruppo, ci saranno sempre persone che inizieranno volentieri una conversazione con voi. Tutto quello che dovete fare è guardarvi intorno  e stabilire un contatto visivo con qualcuno nella stanza.

4. Incontrare qualcuno del tuo network all’evento

Quando si può iniziare la serata conversando con qualcuno che si conosce può rendere più facile entrare e familiarizzare con la stanza. Organizzatevi per incontrare una persona all’evento – così saprete che ci sarà qualcuno con cui parlare.

5. Cercare persone in piedi da sole

Cercate persone sole o piccoli gruppi aperti di persone con cui potete facilmente entrare in contatto visivo e cominciare a parlare. Sarete sorpresi di come le persone vi saranno riconoscenti vedendo qualcuno che proattivamente si dirigerà verso di loro per iniziare una conversazione.

6. Usa affermazioni positive

Come può raccontarvi chi mi conosce bene  non sono il tipo da “touchy-feely-hippy-Chickie” e questo genere di cose. Tuttavia, utilizzare affermazioni positive è una cosa che consiglio spesso ai miei clienti. Le affermazioni positive sono brevi affermazioni che dovete ripetervi molte volte al giorno, se necessario. Io personalmente mi ripeto “Puoi fare tutto quello in cui impegni la tua mente”, quando comincio a sentirmi un po’ sfiduciata o un pesce fuor d’acqua. Se vi sentite scoraggiati dal pensiero di entrare in una grande sala piena di gente, cosa potete ripetervi per non farvi perdere la fiducia in voi stessi?

Cos’altro aggiungereste a questa lista?

Il post originale di Heather Townsend è apparso su The Next Women il 26 gennaio 2012. Traduzione Micol Miller.

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GGD Köln, 16. Mai in der Stadtbibliothek, 19 Uhr mit drei klasse Vorträgen

German GGD - 2 May, 2012 - 10:52

Zusammen mit der Stadtbibliothek Köln veranstalten wir am 16. Mai 2012 ab 19 Uhr ein Girl Geek Dinner mit drei klasse Vorträgen. Passend zu Köln und der dortigen Internetwirtschaft mit zwei Vorträgen rund um Gaming und dazu einem Vortrag aus der Kategorie “nur weil Raumfahrt draufsteht, muß man nicht die Erde verlassen”. ;)

 

Wie immer gilt: Bitte unbedingt weitersagen, Freundinnen und Kolleginnen motivieren – und das Männer mitbringen nicht vergessen! GGD funktionieren am besten wenn 50/50 Anteile vorhanden sind! Das GGD ist eine lockere Veranstaltung zum Austausch und netzwerken. Die Teilnahme ist kostenlos, Getränke können zu kleinen Preisen gekauft werden.

 

Unsere Impulsvorträge:

  • WTF?! Ist ein Game Head Coordinator?
    Julia Christophers, Game Head Coordinator bei der Electronic Sports League
  • Wirtschaftsfaktor, Lifestyle, Kulturgut und Kunst: Computerspiele – soll man sie lieben oder hassen?
    Prof. Dr. Linda Breitlauch, Professorin für Gamedesign
  • Nachhaltige Energieversorgung – Utopie oder Realität?
    Dr.-Ing. Martina Neises, Projektleiterin am Institut für Solarforschung des DLR im Bereich der Solaren Verfahrenstechnik

Teilnehmen? Bitte hier in die Anmeldung eintragen, die Liste unten aktualisiert sich ca alle 30 Minuten. Frauen können sich direkt eintragen, Männer müssen eine Frau  finden, die sie mitbringt. Weitersagen nicht vergessen! :)

Das GGD ist Teil der Veranstaltungsreihe geeks@cologne der Kölner Stadtbibliothek, die regelmäßig spannende Abende zu diesen groben Themenbereichen veranstaltet. Für Informationen und Einladungen am besten gleich drüben auf geekscologne.mixxt.de für den Newsletter eintragen. Die Stadtbibliothek ist auch sehr aktiv auf  Facebook und natürlich auf Twitter.

 

Teilnehmer:

  1. Nicole Simon
  2. Marcella Gäb
  3. Tanja Scherm
  4. Andreas Cappell (Gast von Tanja Scherm)
  5. Martina Neises
  6. Julia Christophers
  7. David Hiltscher (Gast von Julia Christophers)
  8. Veronica Garcia
  9. Elisabeth Wegner
  10. Astrid Christofori
  11. Liane Thönnes
  12. Florine Calleen
    Ich freue mich! Vielen Dank für das Engagement!
  13. Ina Szlosze
  14. Wibke Ladwig
  15. Thomas Riedel (Gast von Wibke Ladwig)
    Ich freue mich!
  16. Tim Bongers (Gast von Ina Szlosze)
  17. Anja Zielke
  18. Sonja Wester
  19. Ulrike Schmidt
  20. Stefanie Weidner
    Ich freue mich. Toll, dass es das in Köln gibt!
  21. Simone Knopf
  22. Albert Weinert (Gast von Babett ;))
  23. Babett Hartmann
  24. Nadine Wachnau

Für Blog-Einträge, Fotos und mehr bitte den Tag #ggdkoeln verwenden. Und eine Twitterwall gibt es auch schon:  ggdkoeln.tweetwally.com.

 

Über die Stadtbibliothek: Die Stadtbibliothek Köln bietet alle gängigen Medienformate zur Ausleihe an – über die „onleihe“ einen großen Bestand auch zum Download. Gleichzeitig steigt ihre Bedeutung als realer Treffpunkt und kulturelle Drehscheibe in einer zunehmend virtuellen Welt – als ein Ort des entspannten Lernens, der Information, Inspiration und Kommunikation. Mit dem neuen Veranstaltungsformat geeks@cologne wendet sich die Bibliothek an Technikinteressierte und Pixelverliebte mit Themen rund um Technologie, Netzkultur und den Nerdfaktor.

 

Über das GGD … ist ein Austausch von technik- und medienaffinen Menschen. Der Name hat eine lange Geschichte, daher nur kurz: Es ist kein Dinner per se, sondern ein Treffen mit kurzen Vorträgen und Männer sind willkommen, sie brauchen nur eine Einladung einer Frau die sie mitnimmt. Für die Teilnehmer entstehen keine Kosten. Es gibt auch einen Newsletter in dem man sich mit seiner Wunschstadt eintragen kann.

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Net community: istruzioni per l’uso

Italy GGD - 30 April, 2012 - 10:07

Esiste una ricetta per far grande e partecipata una community attraverso l’uso dei social network? Sicuramente no, altrimenti tutti la seguirebbero senza sentire la necessità di parlarne. Gli ingredienti però e i modi per dosarli al meglio non sono segreti. E a “metterli sul tavolo” ci ha pensato Claire Wardle con un workshop tenutosi al Festival Internazionale del Giornalismo. Consulente esperta di social media, ricercatrice e docente, la Wardle, che attualmente lavora per Storyful, nel 2011 è stata responsabile per conto della BBC  del social media training programme che ha visto la formazione di oltre 3mila giornalisti.

L’informazione, inutile negarlo, è cambiata da quando i redattori di giornali e blog hanno capito che possono affacciarsi agli strumenti sociali non solo per postare il link al proprio articolo (“assolutamente da evitare”), ma soprattutto per coinvolgere il pubblico nella ricerca della notizia e della storia da scrivere oltre che nel confronto su ciò che si è scritto. Tutto questo instaurando un rapporto di interazione costante con la propria community.

“Finché stare su Facebook e Twitter – afferma la Wardle – sarà per chi scrive una parentesi a fine giornata non sarà possibile costruire una solida community. L’interazione con i potenziali lettori nei social network deve diventare una irrinunciabile abitudine”.

Il processo di costruzione della notizia attraverso chi legge non è certo facile, deve essere guidato, programmato, curato. Non ci si improvvisa animatori di una community. Solo investendo tempo ed energia si ottengono risultati. Ecco allora le regole da seguire per costruire solide fondamenta:

  • coinvolgere i lettori ponendo domande semplici. Inutile chiedere come risolvere la crisi economica mondiale, chiedete piuttosto di postare un’immagine, un video, un commento su un fatto accaduto;
  • fornire istruzioni chiare e dettagliate per condividere informazioni, foto e video. Mai dare per scontato che i frequentatori della community abbiano un buon grado di confidenza con le nuove tecnologie;
  • far sentire tutti considerati. Inutile chiedere “Cosa vorreste domandare a Tizio nell’intervista che farò alle 16?” e poi non porre le domande che arrivano dal “social” pubblico;
  • scegliere argomenti di interazione a “bassa barriera”, temi di cui la gente parla volentieri. “In Inghilterra, per fare un esempio, sarebbero tempo, sport e animali domestici”;
  • andare a pescare dove c’è pesce. La maggior parte delle persone frequenta Facebook e non Twitter. Non potete pensare di costruire una community rinunciando al social network in blu;
  • guardatevi intorno, prendete spunto dai casi di maggior successo nel giornalismo collaborativo (su Delicious è presente una bella collezione di buone pratiche);
  • respirate e soffiate. Usate i social media non solo per avere informazioni ma anche per diffonderle e condividerle con gli altri;
  • non incitate mai a mettere un Mi piace, ad essere il millesimo follower, a condividere per la centesima volta un contenuto. Se fate un buon lavoro le persone vi seguiranno senza abbandonarvi mai.
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Sci-Fi London & London Girl Geek Dinners Presents… 2012

London GGD - 28 April, 2012 - 16:57

We’re going back to Sci-Fi London and once again you can buy your Sci-Fi London tickets at a discount as well since you’re a LGGD member! “GEEK GIRLS” is the code for your discount – THANK YOU SCI-FI LONDON!!  http://www.sci-fi-london.com/

The London Gir Geek Dinner event will be on the evening of Thursday 3rd May.  The drinks will be from 19:30 with the talk starting at 9pm.  We have to do it this way because of the films in the screens. Thanks so people not showing for the EA Games event we do have leftover wine so a big THANK YOU to EA Games for the wine Have you contacted them yet about job opportunities?  You should! Amanda Cowie was the lovely person at the last event and you can contact her with your CV on acowie@ea.com If anyone wants to go to screening of the shorts at 6:30 that evening it will be over in time for the LDDG talk – like previous years everyone will get a code for getting a discount on films at the festival. http://www.sci-fi-london.com/ We’re just confirming speakers. We hope to get a couple of women to talk about the ZX Spectrum and how it changed programming (especially for women) and possibly Raspberry Pi but this is proving difficult so we may have people speaking on Gaming but hey – that’s half the fun of going to a LGGD talk – no matter what the topic you know it is going to rock – and have the world’s largest power point slides! So if you’d like a ticket for networking with other women and amazing talks, grab a ticket NOW! Remember – we opperate a 3 strikes policy so if you can’t make it please don’t grab a ticket and let someone else come – THANKS!
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Fancy e gli altri: ctrl-c a Pinterest?

Italy GGD - 27 April, 2012 - 10:45

Home page di Fancy

Fancy è un luogo dove scoprire roba fantastica, curare una collezione delle cose che ami, ricevere aggiornamenti sulle tue marche e i tuoi negozi preferiti e condividere le tue scoperte”.

Così viene presentato questo simil social network che sta decollando, facendo strage di cuori soprattutto fra le celebrità americane. Incuriosite, ci siamo iscritte per scoprire che in realtà è solo una delle tante copie tra le brutte copie di Pinterest.

Prodotti di Jessica Simpson

Unica differenza è che su Fancy non si crea un catalogo (una simil pinboard) solo per il gusto di condividere con altri le proprie passioni o le cose che ci piacciono. Si crea un catalogo per riempire un carrello di cose da comprare, visto che qui tutto o quasi è in vendita. Per il funzionamento niente differenze: invece che fare Pin su un’immagine che ci piace facciamo Fancy, possiamo invitare gli amici e sbirciare i profili degli altri (personaggi famosi inclusi) per sapere, ad esempio, che al pinco pallino famoso piace il Budda caricabatteria USB.

Tantissimi, ad onor del vero, sono i gadget “sfiziosi” che vi si trovano, quasi a ricordare un vecchio catalogo dell’Euronova di un tempo con le sue pantofole riscaldate a batteria o i nani da giardino. Visto questo, ci siamo anche dette, perché non provare a fare una ricognizione (sicuramente non esaustiva) delle “riproduzioni” di un social network, come Pinterest, che è riuscito a trovare un approccio innovativo indubbiamente giudicato interessante anche da altri. Ci siamo imbattuti (rinunciando alla fine a testare tutti) in:

  • Trippy dove condividere foto dei luoghi di viaggio visitati;
  • Wanderfly, che sempre in tema di viaggi, un po’ come i Turisti per caso italiani, vuole raccogliere consigli e commenti sui luoghi di vacanza;
  • Gtrot che tenta di far costruire percorsi per immagini di posti da vedere in una determinata città;
  • Stumbleupon, un servizio di navigazione, dove ciascun membro costruisce un catalogo visuale di siti per i quali esprime giudizio favorevole;
  • Delicious, che al pari di Stumbelupon, consente a ciascun utente registrato di inventariare i propri bookmark presentati in veste “Pingrafica”
  • Hunuku pensato per la condivisione di foto e video dei “fatti di casa propria”, ovvero delle esperienze familiari vissute che hanno lasciato un segno nella nostra vita;
  • Stylepin dove costruire una raccolta di immagini legate al nostro stile, un po’ come se fosse un armadio virtuale da mostrare.

Interrompiamo il viaggio prima di arrivare a parlare dei luoghi sociali quasi riservati a soli uomini come Gentlemint Manteresting dove si condividono soprattutto “accessori maschili” (armi, coltelli, orologi…un po’ come il reparto giochi bimbo insomma), Dartitup dove l’accessorio è costituito da immagini di belle ragazze fino alle pornboard di Snatchly.

Giunti al capolinea di questo viaggio tra i “siti per immagini” di certo si può solo affermare che, come scriveva Charles Caleb Colton,

l’imitazione è la più sincera delle adulazioni”.

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Le 20 app gratuite indispensabili per Android

Italy GGD - 23 April, 2012 - 10:30

Day 63: Android App-liqué - Foto di quinn.anya www.flickr.com/photos/quinnanya/6807778510/

Avete un nuovo smartphone Android e non sapete da quale app iniziare a testare il vostro nuovo gadget? Quali fra quelle segnalate da Google Play nella sezione Gratis alla fine è veramente indispensabile?

È passato circa un anno e mezzo dall’ultimo post sulle app indispensabili per Android: è giunta l’ora di fare un upgrade.

  1. Viber o WhatsApp, per telefonare o mandare messaggi ai vostri contatti senza spendere un euro (per ora)
  2. Skype, vedi sopra, in più potete videochiamare
  3. Barcode Scanner, indispensabile per fare la scansione dei codici a barre sui prodotti e poi guardare i prezzi e le recensioni. È inoltre possibile eseguire la scansione di codici Data Matrix o QR code.
  4. Instagram  o una delle altre app fotografiche già suggerite
  5. Feedly e Pulse News per leggere i feed RSS
  6. 3G Watchdog per tenere sotto controllo il consumo del traffico dati settimanale o mensile.
  7. CamScanner per trasformare il nostro smartphone in un perfetto scanner. Da provare
  8. ColorNote Notepad Notes o Evernote per prendere appunti. Oppure una di queste app vocali per AndroidTo-Do list, appunti e task manager
  9. Dropbox o Box.net, perché vorrete avere sempre con voi tutti i documenti più importanti
  10. FBReader per poter leggere gli ebook
  11. GreenPower free battery saver aiuta a tenere sotto controllo il consumo della batteria e a chiudere il wifi quando non serve
  12. Kitchen Timer o StopWatch & Timer per non scuocere la pasta o non lasciare troppo in infusione il tè
  13. ConvertPad – Unit Converter o una di queste App gratuite per Andoid utili in viaggio
  14. SanDisk Memory Zone per controllare, gestire ed eseguire il backup locale e la memoria cloud da un’applicazione gratuita.
  15. Adobe Reader per leggere e gestire i file pdf
  16. Facebook for Android e Twitter anche se a volte sono ancora meglio i rispettivi siti in versione mobile
  17. File Expert è un app per la gestione dei file e altre risorse memorizzate sul telefono Android e Tablet
  18. Remote for VLC o MX Player per vedere e gestire i video sul nostro telefono
  19. Tiny Flashlight + LED perché tutte noi almeno una volta abbiamo usato il telefono come torcia
  20. Adobe Flash Player 11 perché l’Android non è un iPhone

Ne avete altre da suggerire? Avete trovato app migliori di queste? Fatecelo sapere lasciandoci un commento!

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I 3 principali Desktop Environment di Ubuntu

Italy GGD - 19 April, 2012 - 10:04

Ma, prima di tutto, cos’è un Desktop Environment?
Prima di passare a Ubuntu non ne avevo mai sentito parlare, perché in Windows l’ambiente grafico è parte integrante del sistema operativo e non c’è possibilità di scelta.

Prende il nome di “Desktop Environment” l’insieme dell’interfaccia grafica di un sistema operativo e delle sue applicazioni. E’ la parte che per certi aspetti ci interessa di più, quindi: quella con cui interagiamo tutti i giorni.

Nel mondo Linux esistono diversi Desktop Enviroment (DE), sviluppati da comunità diverse e con obiettivi diversi. Questo non significa però che quando si installa Ubuntu venga installato solo il puro sistema operativo, senza alcuna interfaccia grafica: Ubuntu ha un suo DE di default, che è cambiato nel tempo, e che attualmente è Unity. Ma se anche dopo averlo personalizzato completamente, ancora non ci soddisfa, possiamo sceglierne un altro: KDE per esempio, o Gnome, o XFCE, o tanti altri ancora. D’altra parte è vero anche il contrario: non è necessario usare Ubuntu per poter installare KDE o Gnome, perché sono disponibili anche con altre distribuzioni Linux, come ad esempio Fedora.
In questo articolo vedremo i principali DE attraverso alcune osservazioni più o meno (s)oggettive.

 

Unity, il Desktop Environment di default

1. Unity
Unity è l’interfaccia di default di Ubuntu, quella che ci si trova davanti una volta finita l’installazione. È stato pensato con l’idea di fornire una user experience coerente attraverso diversi dispositivi (desktop, netbook, tablet, etc.), per essere semplice ed elegante.

Un’attenzione particolare è stata posta all’aspetto “sociale”, quindi sono immediatamente disponibili applicazioni che permettono di integrare diversi social network. Recentemente sono state introdotte le “lenses”, in poche parole un’interfaccia per effettuare rapidamente ricerche in contemporanea tra le applicazioni e sul web.

 

L'interfaccia di KDE

2. KDE
Confesso, sono sempre stata fan di KDE. Sono passata a GNOME da poco, ma con la prossima release credo che tornerò indietro. Tra l’altro, KDE è stato da poco eletto miglior Desktop Enviroment dell’anno nel mondo Linux.
Mi piace soprattutto perché ha una grafica pulita e “slick”, intuitiva ma esteticamente bella, e facilmente adattabile alle esigenze di ciascuno: più o meno effetti grafici, carattere più grande o più piccolo… L’innovazione più recente è il Plasma Desktop, che consente di aggiungere nuovi widget con grande facilità, scegliendo tra una vasta gamma di possibilità.

Al di là delle considerazioni estetiche e di usabilità, anche il parco applicativo è molto interessante: KDE propone di default una serie di applicazioni come digikam (per la gestione delle foto), o kate (un editor di testo avanzato) davvero complete e ben fatte.

Attenzione, però: una volta scelto un Desktop Environment non stiamo sposando anche tutte le applicazioni che propone di default, la maggior parte di queste è installabile anche su qualunque altro DE. Ma il problema di fondo è che sono pigra, e trovarle già installate è così comodo!

Un aspetto negativo di KDE? Di base non è proprio “leggero” quindi è meno indicato per certi netbook o pc meno potenti, a meno di rinunciare ad alcuni effetti grafici o funzionalità avanzate.

 

Gnome: accessibilità e semplicità i sui punti di forza

Gnome
Gnome è stato per qualche tempo il desktop di default proposto da Ubuntu. Una delle caratteristiche che lo distingue è l’aver fatto di semplicità e accessibilità i propri principi fondamentali. Il focus dell’ultima versione proposta, Gnome3, è in particolare sulla rapidità di accesso a programmi e documenti, ad esempio con l’Activity Overview, che consente un rapido accesso alle attività correnti, e con il campo di ricerca direttamente sul desktop, in cui basta iniziare a digitare il nome di quel che si sta cercando (file o programma) per vedersi proposti i risultati corrispondenti. Nella suite delle applicazioni di default di Gnome troviamo tra le altre GIMP, un elaborate di immagini evoluto, un po’ il “Photoshop” del mondo Linux!

Questo articolo non esaurisce certo la descrizione della varietà di Desktop Environment disponibili. Un altro esempio è XFCE, i cui punti di forza sono “leggerezza” e velocità, ma esistono numerosi altri DE: a voi scoprire quello che più si adatta alle vostre esigenze!

 

Questo articolo è stato scritto da  Silvia Bindelli, l’ingegnere informatico con la passione per l’open source, che coordina con Flavia Weisghizzi il progetto UbuntuWomen-it.

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La realtà in gioco: un libro di Jane McGonigal

Italy GGD - 16 April, 2012 - 10:20

È difficile parlare di Jane McGonigal senza sensazionalismi. In pochi anni è diventata uno dei personaggi più influenti dell’industria videoludica, costruendo un visione basata su un singolo ma importante ideale: i giochi possono migliorare il mondo. Attorno a questo concetto, Jane McGonigal ha realizzato giochi, ha tenuto talk, di cui uno anche al TED, e ha scritto anche un libro “La realtà in gioco” (Apogeo, 2011). Il titolo originale del saggio (“Reality is broken”) fa riferimento a una celebra frase di Jane McGonigal: la realtà non funziona, ma i game designer possono sistemarla (una bella responsabilità!). Ma da cosa nasce questa dichiarazione?

Per Jane McGonigal, il gioco è l’attività più produttiva che si possa intraprendere: lo stato mentale che si raggiunge durante l’attività ludica è di grande ottimismo, consapevolezza di poter superare ostacoli anche molto difficili e scarsa paura del fallimento. Attraverso una serie di scambi con lo psicologo Martin Seligman, guru della psicologia positiva, McGonigal ha scoperto che proprio i giochi sono in grado di generare quelle caratteristiche che ci portano a migliorare il nostro stato mentale e a essere più efficienti. Questi elementi, identificati dall’acronimo PERMA (Positive emotions, Engagement, Relationships, Meaning, Accomplishment) sono determinanti non solo per vivere meglio, ma anche per avere un impatto positivo sul mondo che ci circonda. Tanto che lo scorso marzo, alla Game Developer Conference – l’appuntamento più importante a livello internazionale per gli sviluppatori di giochi – Jane McGonigal ha presentato una tavola rotonda centrata sul concetto di design for love, cioè progettare giochi che possano suscitare emozioni positive, in aperto contrasto con il luogo comune che vuole i giochi (e soprattutto i videogame) come artefatti che incitano alla violenza e alle emozioni negative.

Ho conosciuto Jane McGonigal nel 2009 a San Francisco, durante una giornata così calda e soleggiata da terminare con una bella scottatura sulle braccia. In quell’occasione ho seguito da vicino il testing di un suo gioco, CryptoZoo, prodotto dalla American Heart Association (AHA) per motivare le persone a svolgere attività fisica. I tester erano divisi in gruppi, ciascuno dei quali doveva imitare i movimenti di un certo animale di fantasia: correre all’indietro evitando le crepe del marciapiede, procedere facendo sempre un giro intorno ad alberi o pali di segnali stradali, camminare con le gambe piegate ogni volta che si incontra un’auto parcheggiata. Avevo già citato una volta questo gioco, ma non posso proprio evitarlo: immaginate venti-venticinque persone correre in modo folle e scoordinato lungo i marciapiedi di San Francisco, anche là dove le strade sono più in salita, cercando di evitare (o di coinvolgere) i passanti divertiti dalla scena.

CryptoZoo è un gioco urbano, cioè un gioco che ha come piattaforma la struttura fisica cittadina e a cui viene sovrapposto un sistema di regole diverso da quello socialmente condiviso: ecco dunque come le crepe nell’asfalto diventano ostacoli da evitare. Oltre all’effetto immediato di far muovere i partecipanti (in accordo con l’obiettivo della AHA), si raggiunge anche un altro scopo solo apparentemente secondario, cioè la costruzione di una nuova consapevolezza spaziale e sociale all’interno del territorio cittadino che nasce attraverso lo sguardo fuori dagli schemi della routine.

Oggi Jane continua a lavorare nella terra inesplorata dei giochi che ibridano la tecnologia con il mondo fisico. La sua Social Chocolate ha appena pubblicato SuperBetter, social network dedicato all’utilizzo di dinamiche ludiche per vari tipi di attività difficili da portare a termine: diete, routine di recupero da una malattia, riabilitazione. SuperBetter nasce da una brutta avventura passata da Jane in seguito a un incidente domestico. Come lei stessa racconta nel libro: “avevo due scelte, o uccidermi, o trasformare tutto in un gioco”. Indovinate come è andata a finire?

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EA Interactive & LGGD Forensics Event

London GGD - 15 April, 2012 - 19:32

On the lower level of the O2 Workshop, the London Girl Geek Dinners had a fantastic event sponsored by the lovely folk at EA Interactive.  The lovely people at the O2 Workshop offered us a great deal if we wanted to renew or sign up on the night – so much so I wish I had been able to take advantage!

The theme of the event was “Computer Forensics” and after a fantastic introductory session, we were introduced to some great tools being developed to find people doing bad things or things that had gone before on their hard drive.

Probably the most shocking talk was the first one. It really opened everyone’s eyes to how computers work, how erasing a disk works, how disk recovery works, and how it is almost impossible to erase all information from a hard drive.  As a rather ancient computer sits in my hall waiting to be taken to the dump, I’m trying to figure out just how to wipe all the information from the disk drives or whether a sledge hammer really is enough!

Apparently our identities are bought and sold rather cheaply and one of the reasons criminals like our mobile phones is for our personal data – eek! But the things we learned that night are going to last for all the women who were there. I know I learned a lot and I think everyone really learned a lot that night.

Our next event will be at Sci-fi London and as always, we will also have a special deal for tickets.  Sign up to the Google Group for London Girl Geek Dinners to get information on the event, special discount tickets for the event or information about any of our events.

If you’d like a chance to work at EA Interactive, pop over to their careers page or contact Amanda Cowie and see what is available. See you in May!

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Migliorare il proprio blog: come scrivere un post

Italy GGD - 12 April, 2012 - 10:04

Facile, no? Che ci vuole? Apri il backend del tuo blog, clicchi su Add new e scrivi.

Eh no cara la mia girl geek, non è così semplice.

Come puoi vedere dall’infografica qui sopra un post è composto da molte parti e da alcune impostazioni che anche l’infografica dimentica.

Andiamo con ordine:

  1. Titolo: deve essere incisivo, conciso e dire esattamente quello di cui parla il vostro post. Se state scrivendo la ricetta degli scones non lo intitolate “Che buoni!” (come ho fatto anch’io in passato!). No, il titolo sarà: Scones alle uvette. Sintetico, incisivo, esplicativo. E per favore, niente punteggiatura nei titoli, nemmeno il punto esclamativo.
  2. Corpo: le prime due righe sono quelle più importanti. In quelle due righe risiede tutta l’attenzione che il lettore medio può darvi: se lo catturate poi va avanti. Un post deve essere conciso, incisivo, arrivare al punto in poche righe. Deve contenere:
      1. Immagine: cercate un’immagine che rappresenti l’argomento di cui parlate, disponibile in creative commons, senza dimenticarsi l’attribuzione all’autore. Meglio ancora se la foto l’avete fatta voi: è il vostro blog in fin dei conti, no?
      2. Link: un post senza link potevate anche fare a meno di scriverlo: aprivate il vostro diario e lo scrivevate lì. Invece avete deciso di scriverlo su un blog, online, su internet, perciò alimentatelo con il cibo di internet, i link. I link vanno inseriti in una frase di senso compiuto: non siamo più nel 2000 quando dovevi scrivere clicca qui per far sì che le persone cliccassero su quel testo sottolineato.
      3. Lista: se state elencando le feature di un’applicazione, gli ingredienti di una ricetta, i siti che frequentate ogni giorno, la vostra routine giornaliera, perché non farne una bella lista? Si vede bene, si legge in fretta, arriva al punto. Spesso ci perdiamo in inutili parole quando invece potremmo risolvere tutto con una semplice e pulita lista.
  3. Categoria: ogni singolo post all’interno di un blog DEVE essere inserito in una specifica categoria. Non c’è limite al numero di categorie che potete avere all’interno del vostro blog, anche se è meglio che non siano più di 10 e tutte corpose: se controllate e trovate una categoria con un solo post vi conviene inglobarlo in un’altra categoria e cancellare quella meno utilizzata. Le categorie sarebbe meglio deciderle a priori, quando si apre il blog, ma alle volte i blog si aprono così, d’impulso. E va benissimo anche deciderle a posteriori. Perché servono le categorie? Perché non so voi, ma il mio cassetto delle posate ha dei divisori e le forchette non stanno con i cucchiai. E internet funziona così: a scompartimenti. E le categorie del vostro blog sono i vostri scompartimenti. Meglio scegliere una, massimo due categorie per post.
  4. Tags: ogni singolo post deve avere le sue proprie tags, che non sono le categorie, attenzione. Le tags descrivono le specifiche di quel singolo e unico post, le parole chiavi sotto le quali vorreste essere trovate per quello specifico post. Per tornare all’esempio delle posate, avete lo scompartimento delle forchette, ma ci sono forchette con specifiche precise: da dolce, da antipasto, da pesce… Ecco le vostre tags.
  5. Usate il grassetto: qua e là mettete in grassetto delle parole chiave che permettano al lettore di scorrere il testo velocemente.

E ricordate che:

  • un post non è un saggio sulla metallurgia medioevale in Scanidavia tra il 912 e il 1156, ma un divertissement. E sì, è un divertissement pure se scrivete di marketing o dei serissimi e importantissimi social media: sta su uno schermo e nel 2012 lo schermo significa o lavoro o divertissement e il lavoro non sta online, è inutile che ce la raccontiamo. Lo sappiamo tutte che il lavoro sta in Power Point e Excel!
  • un post non è una lettera: a meno che non sia una scelta per quello specifico post, un post non dovrebbe mai iniziare con Cari lettori o Ciao amica. Cari chi? Ciao a chi? Lettori? Mica siete la reincarnazione di Enzo Biagi!
  • un post più è utile più sarà letto.
  • che scriviate in italiano, inglese o latino classico, la grammatica è vostra amica e alle volte un piccolo ripasso delle regole fondamentali non fa mai male: la d eufonica (questa sconosciuta), la direzione dell’accento su perché… E ricordatevi di controllare sempre i refusi (e detto da me è veramente comico, ma vi assicuro che questi post vengono pure letti da più persone, ma il refuso è sempre in agguato, specie dopo aver pubblicato!).

E prima di cliccare pubblica andate a fare un giretto al parco, a bere un caffè o a svuotare la lavastoviglie. Poi rileggetelo, con calma e attenzione, e se è ancora il caso pubblicate, ma è sempre meglio che non sia a mezzanotte: chi vi legge a mezzanotte? La mamma? Secondo me nemmeno lei.

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Twitta come se non avessi follower

Italy GGD - 2 April, 2012 - 10:03

“Balla come se non ci fosse nessuno a guardarti. Ama come se non fossi mai stato tradito. Twitta come se non avessi follower”.

Con questo cinguettio di @mashageller si apre la guida Twitter” di Federica Dardi (Apogeo editore, prezzo di copertina 9 euro e 90). L’autrice, @elisondo sul social network, in 150 scorrevoli pagine di suggerimenti, spiegazioni e istruzioni vuole far conoscere quello che si è distinto come social network del 2011 e che festeggia nei suoi sei anni di vita mezzo miliardo di utenti. La conoscenza di questo “strumento di cicaleggio professionale”, come recita il sottotitolo, è indispensabile. Soprattutto perché solo attraverso la conoscenza si può fare buon uso di ciò che si ha a portata di tastiera, per evitare “quel cicaleggio impotente” di cui ha parlato in modo critico Michele Serra. Cosa si possa dire in 140 caratteri lo si scopre soltanto entrando su Twitter e osservando, come dice la Dardi nell’intervista che segue.

Fatevi convincere, allora. Cinguettate. Vi sentirete meno soli se la guida vi accompagnerà.

Secondo te qual è la cosa meno conosciuta ma importante di Twitter?
Dirò una cosa orrendamente impopolare: il pulsante Smetti di seguire è nostro amico. Twitter sta crescendo e giorno dopo giorno somiglia sempre di più al mondo che siamo abituati a frequentare offline: un luogo meraviglioso in cui incontrare persone e confrontarci con opinioni diverse dalle nostre, ma anche uno spazio in cui è possibile incontrare spammer, robot, troll e persone che per un motivo o per l’altro con il loro comportamento ci infastidiscono. A differenza di quello che accade nelle relazioni faccia a faccia, però, non è necessario né offendersi né scontrarsi, perché abbiamo la possibilità di essere gentili, rispettare il pensiero e le abitudini di tutti e semplicemente, in caso di necessità, girare al largo con un clic.

Aprendo un nuovo profilo Twitter, a meno che non sei un vip, ti senti un po’ solo. Qual è il consiglio da dare ai “neonati” per non mollare il social network?
Non fatevi prendere dall’ansia da prestazione e dalla fretta di cinguettare, ma leggete. Prima che un mezzo di espressione Twitter è il luogo perfetto per trovare news sempre fresche, informazioni specifiche per chiunque sia interessato a quei temi di nicchia che i media mainstream tendono a ignorare e risorse interessanti portate a galla dalla magia della serendipity. Prendetevi tutto il tempo che vi serve per ambientarvi.

Nel libro si dice che non esiste una ricetta per il successo su Twitter. Tu hai raggiunto quota 2.800 follower. Come pensi di aver “fidelizzato” i tuoi ascoltatori?
Ehm… onestamente? Non ne ho idea. Forse sono solamente stata fortunata ad aver incontrato altre persone che, come me, hanno voglia di condividere il loro amore per quello che fanno.

Una delle parti più gustose del libro è il galateo. Puoi dirci qual’è la cosa peggiore che si può fare cinguettando?
Una delle cose che personalmente trovo più fastidiosa è l’abitudine di abusare degli hashtag, specialmente quando diventano TT (Temi di Tendenza). Il voler essere presenti a tutti i costi in quei flussi di contenuti popolari in alcuni casi porta le persone a infarcire i loro tweet di hashtag che non aggiungono niente alla conversazione – anzi sono a malapena connessi a ciò di cui si sta discutendo – e rendono gli update un groviglio illeggibile di #.

Oltre Twitter, quale social network consiglieresti e perché? E quale invece vorresti veder sparire?
Devo confessare che Twitter è l’unico social network “generalista” che amo frequentare. Non riesco, per esempio, a trovarmi a mio agio su Facebook perché non riesco a percepirne fino in fondo l’utilità, mentre amo tutti quegli spazi che riescono a rispondere a esigenze specifiche: da YouTube che utilizzo come colonna sonora a LinkedIn, indispensabile per costruire e coltivare una rete di legami utili in ambito professionale.

Suggeriscici tre nomi imperdibili su cui fare Segui
Che domanda difficile! Seguire o meno qualcuno è una cosa molto personale, un po’ come innamorarsi: nessun altro oltre noi stessi può sapere “chi è la persona giusta”. È una cosa che bisogna scoprire da soli, con l’esperienza.
Posso però dirvi chi io, dal mio personalissimo punto di vista, non potrei mai smettere di seguire @einaudieditore: senza di lui il mondo dei libri sarebbe troppo grande e serioso per essere appassionante, @gg: una finestra sempre aperta su spazi aperti e scenari in mutamento, @gluca: il lato minimale (e proprio per questo prezioso) del marketing.

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La biblioteca diventa digitale

Italy GGD - 29 March, 2012 - 10:02

Book Drop by Underpuppy

Cosa sono gli e-book lo sappiamo. Li conosciamo, li usiamo, facciamo continui confronti tra le prestazioni dei supporti, ci suggeriamo materiale da scaricare, accumuliamo, accumuliamo e accumuliamo. Com’è tipico dell’era digitale.
A fronte di questo movimento e cambiamento che la cultura più classica, cioè quella della lettura, sta subendo una fra le più classiche delle istituzioni – la biblioteca! – ha deciso di non perdere terreno.
Digitalizzare per non smarrire, quasi a voler creare una moderna arca di Noè. La Biblioteca di Alessandria insegna (!).
Digitalizzare per rendere fruibile, per essere a portata di un click, per realizzare un’unica comunità culturale.

Come?

MediaLibraryOnLine.

Cos’è?

MediaLibraryOnLine (MLOL) è la prima rete italiana di biblioteche pubbliche per il prestito digitale. Circa 2.200 biblioteche aderenti per un bacino d’utenza di oltre 10 milioni di abitanti.

Cosa offre?

Tramite il portale è possibile consultare gratuitamente la collezione digitale della propria biblioteca: dalla musica ai film, dagli e-book ai giornali e poi banche dati, e-learning e molto altro.

Il servizio è utilizzabile sia dalle postazioni della biblioteca sia da casa, dall’ufficio e dalla scuola. Non sarà più necessario recarsi fisicamente in biblioteca per vedere un film o ascoltare musica. Inoltre alcune tipologie come Audio e E-Book comprendono risorse di download gratuitamente scaricabili.

Per poter utilizzare MediaLibraryOnLine è necessario essere iscritti ad una delle biblioteche che aderiscono al network e chiedere al proprio bibliotecario un account. In seguito, in possesso di uno Username e una Password, sarà possibile navigare in totale libertà sfruttando le risorse offerte dal portale relativo al proprio Ente di riferimento, dal Sistema Bresciano a quello Bergamasco e così via.
Sempre presenti sulla pagina ci sono un Help Desk tramite il quale è possibile inviare una richiesta di assistenza in tempo reale e una sezione Info all’interno del quale si trovano FAQ, guide alla consultazione e rassegne stampe.
Sarà, inoltre, possibile verificare in ogni momento i dati e le caratteristiche del proprio Account, gli e-book in download, i prestiti e le prenotazioni attive.
MediaLibraryOnLine mette a disposizione tutti i contenuti del catalogo ma rende effettivamente consultabili per ogni utente solo i contenuti acquistati dalla biblioteca o ente di riferimento dello stesso.

Come fare una ricerca

MLOL si comporta, quasi, come un qualsiasi motore di ricerca; è possibile, quindi, fare ricerche per parole chiave, navigare per argomenti o navigare per tipologie.
La ricerca per parole chiave permette, chiaramente, di restringere il proprio campo di ricerca e ottenere dei risultati suddivisi per tipologia di risorsa (audio, video, e-book, ecc.). Naturalmente è possibile restringere il campo di ricerca ad una sola o più tipologie fin dall’inizio tramite un filtro e/o la ricerca avanzata.
È possibile, poi, una ricerca per argomenti tramite il box di scorrimento che si trova al centro dell’home page (da arte a cinema, a informatica, a economia, a giurisprudenza).
Infine risulta semplice anche navigare per risorse. Tramite un altro box, posizionato a sua volta al centro dell’home page, è possibile avere accesso all’elenco di tutte le tipologie presenti sul portale: audio, e-book, quotidiani, periodici, audiolibri, video, banche dati, e-learning e immagini.

Quali sono le risorse?

Risorse Audio: centinaia di generi musicali, in streaming e in download (massimo tre MP3 a settimana gratuiti e legali), album di compositori classici, registrazioni originali e molto altro.

E-Book: circa 7.500 e-book in streaming dai cataloghi di tantissimi editori italiani e migliaia di bestsellers e classici della letteratura italiana e straniera da scaricare e tenere in prestito per 14 giorni sul proprio computer o dispositivo mobile.

Oltre alle due principali risorse su MLOL si possono trovare: quotidiani e periodici (oltre 1.700 titoli leggibili ogni giorno nella loro versione cartacea digitalizzata); audiolibri; video (documentari, film storici, filmati originali); banche dati; e-learning (corsi di formazione pensati per essere seguiti direttamente sul computer); immagini.

Non ci sono più scuse quindi per non leggere, guardare, ascoltare, informarsi. Nemmeno la pigrizia! Per cui leggiamo, guardiamo, ascoltiamo e informiamoci.

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La realtà virtuale: cos’è e a cosa serve

Italy GGD - 26 March, 2012 - 10:16

CAVE, Foto di dpape, Flickr

Giornali, cinema e televisione continuano a citare la Realtà Virtuale. Ma cos’è davvero e a cosa serve?

Si parla di Realtà Virtuale (in inglese Virtual Reality, VR) in riferimento a tutte quelle tecniche che permettono di indurre esperienze sensoriali di luoghi o oggetti, reali o immaginari, che vengono simulati per mezzo di tecnologie informatiche.

La Realtà Virtuale è percepita come una nuova tecnologia che si prefigge di alterare in modo considerevole il modo in cui gli individui possono interagire con il computer.  Come lo stesso nome suggerisce, introduce la volontà di creare una dimensione “parallela” nella quale l’utente si immerge. La sua principale caratteristica è un forte senso di realtà: si intende quindi una simulazione della realtà effettiva.

Questa simulazione, ottenuta con il più alto grado di realismo possibile, deve coinvolgere i sensi dello spettatore (vista, udito, tatto) il quale ha l’impressione di divenire parte di un mondo reale (assimilabile ad un ambiente verosimilmente reale) o immaginario. Può essere quindi  considerata come una vera e propria esperienza di tipo mentale: il soggetto crede realmente di essere in quel mondo e di potervi interagire, esattamente come accade nel mondo reale.

Sono due le principali caratteristiche di questo ambiente virtuale:

  • La percezione reale dell’essere in quel mondo. Sensazione amplificata dall’uso di apposite strumentazioni e di immagini;
  • La possibilità  di interagire con movimenti di corpo, testa e arti aumentando la sensazione di potersi impadronire di quella dimensione.

Attraverso questo nuovo mezzo il soggetto vive in prima persona la sensazione di coinvolgimento, dimostrando un’effettiva partecipazione, nonostante gli oggetti e gli spazi con i quali si ritrova a interagire esistano soltanto nella memoria del computer e nella propria mente. Il soggetto non è quindi più soltanto un semplice spettatore di ciò che accade sullo schermo (come può accadere, ad esempio, durante la proiezione di un film) ma ha una partecipazione attiva.

Il processo di interazione con gli oggetti virtuali accade veramente, anche se ovviamente non può essere comparato a ciò che accade nel mondo reale. Per poter ottenere determinati risultati bisogna essere dotati di un’interfaccia grafica (rappresentante il mondo virtuale) e, in particolare, tre principali variabili devono essere manipolate:

  • Spazio: questo elemento può essere modificato a piacere. Questa possibilità è data dal fatto che si tratta di un ambiente simulato e non dello spazio reale.
  • Tempo: la percezione di questa grandezza può essere molto differente a seconda delle situazioni in cui ci si viene a trovare e di quello che accade attorno all’osservatore.
  • Interazione: ambienti e situazioni non sono statici ma sono generati a seconda dei comportamenti dell’utente, il quale è quindi protagonista degli avvenimenti.

A seconda del grado di immersione e coinvolgimento, si distinguono a questo punto tre tipi di VR:

  • Realtà Virtuale Immersiva (IVR): si definisce immersiva quando è in grado di creare un senso di immersione di tipo sensoriale nell’ambiente tridimensionale generato dal computer. Tale sensazione è aumentata dalla possibilità di interagire in tempo reale con gli oggetti raffigurati nello spazio virtuale;
  • Realtà Virtuale Non Immersiva (Desktop VR): Il nuovo setting non viene percepito come reale poichè manca la sensazione di coinvolgimento in prima persona;
  • Realtà Aumentata (Augmented Reality, AR), permette di sovrapporre le immagini generate dal computer a quelle reali aumentandone il contenuto informativo (si pensi al celeberrimo film Robocop, dove il protagonista attingeva informazioni sul mondo e sulle persone proprio attraverso dei dati che venivano sovrapposti alla vista).

Per cosa può essere utilizzata la VR?

Virtual Reality - Fonte Wikipedia

L’effettivo utilizzo della realtà virtuale  e delle sue tecnologie sono molto ampi. Dal mercato videoludico (videogiochi, film, cinema) fino a scopi medico-terapeutici (riabilitazione, rieducazione).

Allo stesso modo i due mondi ludico e “pratico” si possono unire dando così vita ai serious games, che sono dei videogiochi creati appositamente per insegnare alle persone come risolvere un problema o abbattere un ostacolo (ad esempio per quanto riguarda la formazione del personale addetto a vari compiti). Lo scopo primario dei serious games è, infatti, educare il soggetto alle corrette procedure con basi di applicazione che spaziano dalla difesa alla sanità, la gestione delle emergenze, l’ambito scolastico ed educativo. Si immagini uno scenario in cui dei paramedici devono aiutare un paziente, o ancora deve essere gestita un’emergenza quale un incendio o un terremoto.

Gli utilizzi della Realtà Virtuale sono molto vari e possono essere impiegati in modo importante. Attraverso la ricerca e lo sviluppo vengono messe a punto applicazioni sempre più potenti e precise e speriamo che davvero, in un futuro non troppo lontano, questa tecnologia possa diventare di uso comune.

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Evernote: le tue note ovunque e dovunque

Italy GGD - 22 March, 2012 - 11:14

 Pensate ad Evernote come a un fantastico blocco note virtuale ospitato in cloud dove i nostri dati, protetti e cifrati attraverso crittografia SSL, sono sempre raggiungibili e sincronizzati con la possibilità di condividerli anche con altri utenti.

In Evernote possiamo archiviare Note in differenti formati e quindi  testuali, file pdf importati che  possiamo leggere in un secondo momento, note audio registrate col microfono e anche immagini.

Le Note possono essere raccolte e categorizzate in contenitori gerarchici attraverso i Taccuini che a loro volta potremmo raggruppare sotto degli Stack (contenitore padre).

Inoltre per facilitare la ricerca e l’archiviazione delle Note è possibile applicare dei tag.

Ecco un esempio di Stack, Taccuini e Note.

Ma la grande forza di Evernote è data dal fatto che possiamo utilizzare questo applicativo su una grande varietà di piattaforme perché ne esiste una versione per Windows e per Mac oltre naturalmente a quella per iPhoneiPadAndroid e Blackberry.

In più possiamo accedere a Evernote anche attraverso un qualsiasi browser collegandoci al sito ufficiale sempre usando la nostra Login e Password preventivamente creata. E’ qui infatti che sarà ospitato lo spazio personale di ogni utente e nel quale saranno archiviati i suoi dati che saranno costantemente sincronizzati.

Ancora non vi basta?

Ebbene Evernote esiste in versione gratuita con la possibilità di archiviare fino a 60 MByte al mese e in versione Premium a pagamento con 1GByte di spazio mese. A parte lo spazio per l’archiviazione, la versione client del programma è totalmente gratuita in tutte le sue varianti.

Inoltre Evernote è anche corredato da interessanti applicazioni aggiuntive eccone alcune:

Evernote food: con il quale possiamo fotografare i nostri piatti preferiti. Il suo motto potrei dire che è “Cucina, inforna, fotografa, memorizza in Evernote Food per non dimenticare i tuoi capolavori culinari e poi mangiali!!”

Evernote Hello: questa curiosa ma simpatica applicazione vi consentirà di allegare una foto ai vostri contatti così da non dimenticare che faccia anno. Per capire meglio come funziona però vi rimando al video ufficiale su http://youtu.be/8MIX-iTFVJk

Skitch: ci aiuta ad aggiungere testi e annotazioni ai nostri schizzi o alle nostre foto per renderle più comprensibili e descrittive come in questo caso.

Clearly: l’ho scoperto di recente ed è comodissimo perché rende più facile la lettura di qualsiasi pagina web eliminando i cosiddetti ‘elementi di disturbo’ come banner pubblicitari, sidebar etc. etc. inoltre la visualizzazione prodotta da Clearly può essere facilmente stampata (anche in .pdf) o ritagliata attraverso la Web Clipper per tramutarla in una Nota.

Questa per esempio è la versione clearly di questa pagina http://www.blogfamily.it/339_tagliatelle-ai-funghi-porcini/

Web Clipper: semplicemente comodissima! Supportata da numerosi browser permette di ritagliare tutto quello che vediamo sul web e salvarlo su Evernote. Più facile suggerirvi di installarla che descriverla. La Web Clipper inoltre è integrata anche in Clearly.

Come lo utilizzo?

Beh ultimamente sto sperimentando un nuovo metodo di gestire Note e Taccuini, inizialmente creavo differenti Stack e sotto creavo Taccuini a seconda di quali tipi di Note dovessi archiviare. Col tempo però ho sperimentato che mentre su iPhone, gli Stack sono visibili così come nella versione client per Pc e Mac, su iPad al contrario non sono previsti perciò i Taccuini risultavano mischiati generando confusione perché venivano elencati in ordine alfabetico e non secondo lo schema dei miei Stack.

Il tutto ovviamente risultava estremamente confuso perciò per ora sto adottando un altro metodo identificando i Taccuini con dei numeri come esposto in figura:

Considerate che lo uso per archiviare qualsiasi cosa, dalle ricette di cucina, al diario del bambino, dai manuali di elettrodomestici al prontuario medico, dalle attività legate al blog, alla stesura di How To come questo, per la gestione dei miei progetti personali alla wish list, insomma potete usarlo praticamente quasi per qualsiasi cosa basta solo un po’ di fantasia.

Quello che ancora mi manca in Evernote è il Calendario e la sezione Attività che ora gestisco con Gmail anche se c’è chi usa Evernote come strumento GTD/ZTD.

A questo punto se sono riuscita ad incuriosirvi raccontandovi in cosa consiste Evernote potrebbe interessarvi leggere anche le user-story di alcune affezionate utilizzatrici:

Altri link utili:

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Test: sei anche tu una geek mom?

Italy GGD - 19 March, 2012 - 11:15

Html for babies

Quattro anni fa quando insieme alle mie amiche geek abbiamo deciso di aprire questo blog tutto avrei pensato tranne di diventare madre di tre piccoli Tamagotchi nel giro di tre anni.

Non sapevo niente di neonati tantomeno di bambini. Tante cose sono cambiate da allora, una cosa però è rimasta invariata: sono sempre un’inguaribile girl geek. Se sono sopravvissuta una cosa è certa: devo ringraziare la Rete e il mio inseparabile smartphone.

Ho cercato in rete un test tipo quello che girava qualche anno fa, ma dedicato alle donne e in particolare alle madri, ma non l’ho trovato. Così ho deciso di crearne uno. Mi aiutate a completarlo?

Mom Geek Test version 1.0
  1. Prima di scegliere il nome dei tuoi futuri figli hai googolato nome e cognome per vedere se già qualcuno al mondo si chiama allo stesso modo e che reputazione ha. Omonimi sì, ma solo di gente per bene
  2. Quando passa il Roomba a pulire la stanza lo chiami per nome e lo saluti
  3. Hai rinominato la rete wifi con la prima parola che ha detto tuo figlio (ahgugu, tataita)
  4. Hai già assicurato i nomi dei tuoi bimbi sia come nomi di domini sia come account di Twitter. E non ti sei limitata al .it
  5. Per far addormentare il piccolo hai utilizzato almeno un paio di volte l’app White Noise o la ventola del PC
  6. Durante la gravidanza hai installato almeno una decina di App perché le dovevi testare tutte. Nessuna era perfetta, ad aver avuto tempo ne avresti creata una tu
  7. Sai a memoria il codice fiscale di tutti i tuoi figli però ti confondi ancora sulla data di nascita del marito
  8. Gli hai comprato almeno una maglietta o un body su ThinkGeek
  9. Gli compri tutto online, i pannolini usa e getta dalla Germania, le scarpe dall’Inghilterra
  10. Hai installato un super media center per dare un senso al possesso della TV, in modo da utilizzarla per vedere e ascoltare video e foto che hai sparsi per i tuoi computer e HD in casa
  11. Hai chiesto all’elettricista una presa ethernet in tutte le camere al posto della presa TV
  12. Non aveva nemmeno compiuto un anno e tu già gli avevi regalato il LEGO DUPLO Large Brick Box
  13. Mentre gli prepari la colazione aggiorni almeno 10 status su Facebook e fai partire il backup del blog
  14. Editi con lui le pagine di Wikipedia correggendo un refuso. Hai appena generato un grammar-nazi. Non avrà vita facile in questa società fatta di puntini di sospensione a profusione
  15. Il suo primo vestito di carnevale è stato un personaggio di Star Wars, mentre all’asilo regnavano i disegni di arlecchino
  16. Mentre sei al telefono col pediatra googoli il nome delle medicine che ti ha appena prescritto
  17. Non vesti tua figlia di rosa e il primo pigiama che hai preso per lui aveva il disegno di un robot
  18. Il tuo mantra durante le ore di tantrum dei piccoli è “Che la forza sia con te”
  19. Quando cercano di opporsi a una regola che gli hai imposto guardi i tuoi figli negli occhi e placidamente sussurri “Resistance is futile
  20. Il tuo smartphone è per metà una sala giochi per metà un media center. Ah, sì qualche volta squilla pure
  21. La prima cosa che vorresti fare per l’asilo è aprirgli una fan page su Facebook. Per il blog aspetti, che lo sai poi son solo rogne che ti tocca gestire
  22. Hai un travaso di bile quando il pediatra ti fornisce il numero di fax perché la casella di posta no “Non l’ho ancora attivata, ci manca anche quella”
  23. I tuoi figli hanno già un blog privato, loro non lo sanno, ma un giorno ti ringrazieranno, te lo senti
  24. Quando nessuno frigna la prima cosa che fai è controllare la posta, la seconda dare una ai file lasciati sbadatamente sul desktop
  25. Hai almeno un calendario online condiviso con il padre, dove segni visite mediche, riunioni della scuola, feste di compleanno
  26. Ancor meglio, hai installato una Intranet di famiglia, peccato siano ancora troppo piccoli per usarla al meglio. Il padre dovrebbe impegnarsi di più
  27. I tuoi figli non guardano la televisione ma l’iPad, dove hai installato giochi per lui di tutti i tipi. Per poi pentirtene
  28. Durante la gravidanza hai “letto quel maledetto manuale”, The Baby Owner’s Manual: Operating Instructions, Trouble-shooting Tips and Advice on First-year Maintenance (Owner’s and Instruction Manual). Non c’è stata ostetrica, puericultrice o mamma che abbia avuto più influenza su di te
  29. Guardi le mail delle altre mamme scoprendo i nick peggiori, e storci il naso quando leggi @libero.it o peggio, @hotmail.com. No, loro non potranno essere mai tue amiche
  30. Usi Doodle per organizzare la cena di classe. Tutto quel giro di email, sms per decidere una data lo trovi irritante
  31. Ti chiamano per sistemare il PC della classe, non puoi dire di no. Ti penti di aver rivelato ai figli la tua professione, la prossima volta nella vita tu farai la cassiera al supermercato
  32. Per fare le ricerche si usa solo internet: la loro frase è “cerchiamo con Google”. Have you ever heard about enciclopedia? Biblioteca?
  33. Più della metà dei tuoi board su Pinterest contengono la parola “Kids”
  34. La definizione mamma 2.0 ti sta stretta, anzi la trovi orribile, molto mainstream. Tu sei geek, o se proprio proprio devi una tecno mamma
  35. La sera per rilassarti fai a maglia, anzi no knitti. E gli schemi li trovi su Raverly
  36. Anni fa hai aperto *anche* un account su Myspace ma te ne eri completamente dimenticata, credendo avesse fatto la fine di Splinder. E invece no è ancora lì. Corri a cancellarlo prima che i tuoi figli scoprano che avevi la bacheca piena di gif animate glitter
  37. Gestisci le liste della spesa con Evernote, anche quelle condivise con il padre
  38. Hai una vera idiosincrasia per le feste di compleanno di classe, quelle con tanti bambino e tante mamme. La tua socialità si è letteralmente compromessa ultimamente, non ce la potrai mai fare a relazionarti con tutte quelle madri. Anche se non sei mai stata una Hikikomori preferisci relazionarti con i tuoi amici comodamente seduta sul divano e il laptop sulle ginocchia, sorseggiando un tè o una birra, mentre fai shopping online e leggi le novità via feed reader (bliss!)
  39. Se non ti sei ritrovata in nessuna delle precedenti voci ma leggi regolarmente il nostro blog il motivo è uno solo: sei una insanabile nerd!
  40. Hai fantasticato spesso e pensato a come sfruttare al meglio quella meraviglia che si chiama Arduino e la funzione if-then-else. Se il pupo piange in solo in camera sua allora fammi uno squillino sullo smartphone che io sono fuori in giardino altrimenti dondola il lettino. Se le piante sono a secco di acqua allora falle twittare che han sete. Se piangono la notte allora fai partire lo scalda biberon che io intanto mi alzo con comodo…
Profili

Tecno mamma part-time, 1-13 like

Se hai scosso la testa solo a un terzo di questo elenco allora c’è ancora speranza per te. La tecnologia ti semplifica la vita sì, ma usi ancora il buon senso nelle difficoltà senza correre a chiedere consigli a dr. Google. Potresti sopravvivere una settimana in campeggio senza corrente elettrica. Ma come fai?

Cyber mom, 14-26 like

Tecnologica sì ma con moderazione. Ti presenti alle riunioni di classe senza iPad e chiacchieri divertita con la signora acconto a te, ricordandotene il nome. Il tuo smartphone non ha il sistema operativo aggiornato e non te ne vergogni.

Geek mom pro, 27-40 like

Ti sei riconosciuta in tutte queste affermazioni? Evviva, non sei sola! Quasi quasi al posto degli orecchini a tua figlia installeresti un piccolo Gps, al maschio invece un tasto Standby o Sleep mode. Quando non ti riesce la pizza che state facendo insieme ti stupisci che non ci sia la possibilità di fare un Undo, il multitasking ti ha rovinato completamente il sistema nervoso.

N.d.a. Questo post è solo parzialmente autobiografico.

N.d.a. 2 Proprio mentre stavo scrivendo questo post è stata lanciato SavetheMom, un family planner che sembra faccia al caso di noi mamme geek

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