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Il magazine delle ragazze appassionate di tecnologia
Updated: 1 hour 46 min ago

Le migliori app vocali per Android

2 February, 2012 - 11:00

Attivare le funzionalità di uno smartphone con la voce è il passo avanti per usarlo senza doverlo avere a portata di mano.

Dettare mail, eseguire ricerche, attivare il navigatore, farsi tradurre delle frasi con l’esatta pronuncia e, non meno importante, prendere appunti senza distrarsi dalle occupazioni manuali o dalla guida.

Il mondo delle applicazioni vocali per Android è sicuramente in forte evoluzione, anche per l’uscita di Siri per iPhone, che ha fatto muovere i produttori di applicazioni per cercare una soluzione anche per il sistema operativo di Google.

Ce ne sono alcune che ho trovato funzionali e altre un po’ meno. Quelle che ho installato e uso sono le seguenti.

Vlingo: credo che in questo momento sia l’applicazione più comoda per la gestione vocale di un android. Attivandola si ha un assistente virtuale a cui chiedere di fare molte cose. Ha un menù iniziale con le varie sezioni, ma una volta che si diventa un po’ più esperti si possono usare comandi vocali anche per il menù. Ha la localizzazione in italiano e quindi parlando chiaramente quasi tutti i comandi vengono eseguiti correttamente.

Messaggio permette di selezionare il nome del destinatario e la frase da inviare . Chiama permette di selezionare il nome da chiamare e quale dei numeri se ce n’è più di uno. Cerca su Google la frase dettata. Aggiorna gli status di facebook e twitter. Apri permette di attivare un’applicazione. Vai trova la direzione con il navigatore.

In aggiunta c’è l’opzione di ascolto dei messaggi in arrivo, così da non perdere nessuna mail o sms.

In beta c’è la versione Vlingo inCar, per gestire le funzionalità principali in automobile con in aggiunta un menù ad alta visibilità.

 

Talk To Me: È un applicazione per la traduzione tra due lingue. La cosa più interessante è che si può dettare la frase e questa viene tradotta e pronunciata dall’applicazione.  C’è in due versioni, quella classica e la cloud che usa un web service invece della libreria interna.

Gestione vocale google: non è un’unica applicazione ma è la possibilità di usare comandi vocali nell’applicazioni google. Una delle più conosciute è la ricerca vocale, nel widget è presente anche un’icona microfono che permette di dettare le chiavi di ricerca invece di scriverle. Anche su google maps è possibile fare una ricerca vocale sulla mappa del luogo di destinazione per poi attivare il navigatore.

Inserimento vocale tastiera Swiftkey: È una di quelle applicazioni che sto cercando di usare quando sono impegnata con le mani e mi viene in mente un post che non voglio dimenticare.

Premendo il tasto con il simbolo del microfono e di swiftKey viene avviato il riconoscimento vocale. Questo permette di usarlo su un qualsiasi documento in cui appare la tastiera. La fine della frase è indicata dal silenzio e una volta dettata la frase è possibile scegliere qual è la frase scritta che più si avvicina a quanto detto.

Evernote: L’ultima applicazione che uso in maniera un po’ diversa come registratore di note vocali è evernote. Normalmente è il mio sistema per avere sempre disponibili le note, che sincronizzo con i vari dispositivi. Se sono in auto creo una nuova nota e attivo la registrazione vocale. Poi devo riascoltarla e copiarla, ma almeno non mi sono dimenticata le cose.

Anche Catch e Note Everything, altri due sistemi di gestione annotazioni, hanno la possibilità di creare note vocali.

Per ultimo voglio segnalare un’applicazione che attualmente non ha ancora la localizzazione italiana, ma che ha delle caratteristiche interessanti e che quindi va tenuta d’occhio, aspettando la versione nella nostra lingua. Dragon Go promette di diventare un vero assistente personale, rispondendo a qualsiasi domanda che si fa.

 

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Come diventare una geek biker

30 January, 2012 - 11:00

Foto di Auro

Chiunque usi la bici in città, ma anche no, ha un sogno, un unico sogno, un sogno di quelli perfetti: una pista ciclabile su misura, che
lo protegga dalle macchine e gli permetta di pedalare in libertà di notte, di giorno, di estate o di inverno.

Loro ci hanno pensato e quando ho visto il filmato ho pensato che fossero folli, e per questo invincibili.
Loro sono Vladimir Turner e Ondrej Mlady (due artisti cechi): hanno avuto un’idea semplice e dannatemanete geek; hanno messo un proiettore sui manubri delle loro bici che proietta una pista ciclabile digitale sulle strade seguendo la bicicletta, quindi super personalizzato.


Povinná výbava / Safety first video excerpt

In attesa che questo (e molto altro) succeda davvero, una ciclista può sentirsi davvero geek senza proiettore, ma con un semplice smartphone, i link giusti e qualche app.

Per individuare le piste ciblabili si può fare affidamento non tanto a un’app quanto alla versione mobile del sito Piste ciclabili.com, un forum che raccoglie tutte le segnalazioni e i consigli dei ciclisti, cioé dei diretti interessati, che monitorano lo stato delle piste e sanno dare le dritte giuste per usarle al meglio.

Oppure si possono consultare le mappe online delle piste ciclabili stesse, che solitamente vengono messe a disposizione dai comuni, o
dalle associazioni di ciclofili: ecco quella di Milano, e qui quella di Roma.

Per quanto riguarda Milano, ecco un’altra novità: proprio in questi giorni è stata rilasciata l’app per Windows Phone che aiuta a destreggiarsi con il BikeMi, il bike-sharing di Milano. Chi la installa può sapere in tempo reale la disponibilità delle biciclette consultando la mappa che raccoglie le 100 (and counting…) stazioni di deposito, individuando quella più vicina o più comoda.

Infine, fondamentale avere sul proprio smartphone un’app che monitori velocità, distanza, percorso. Qualche esempio?
Digital Speedometer (per android, free) che calcola la velocità attuale, la velocità media, il tempo trascorso, la distanza.
Sempre free, e sempre per Android, il nativo Google My Tracks, che si integra con Google Maps e permette uno “share”
istantaneo su Twitter della mappa con il tracciato percorso.

Su iPhone ci si può affidare a Adidas miCoach App (disponibile anche per Android) che oltre a misurare distanza, ritmo, calorie bruciate e il tempo trascorso, controlla la musica e - se usi la bici anche per allenarti – ti consiglia i modi migliori per migliorare le tue prestazioni ai pedali.

E poi? E poi niente, se hai voluto la bicicletta, allora pedala, felice! Perché se hai scelto la bici ti piacciono le cose semplici, che funzionano in modo umile e perfetto, che non hanno bisogno di carburanti.
Per il resto bastano due ruote, un manubrio, due corone e una catena.
Talvolta non servono nemmeno i freni, ma è meglio averli, e mantenerli con attenzione.

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Kindle versus iPad: alcune considerazioni

26 January, 2012 - 11:10

Foto di Kodomut

Alla domanda cosa chiederesti a Babbo Natale in molti quest’anno avranno risposto “Un Kindle”, l’e-book reader di Amazon sbarcato di recente in Italia all’allettante costo di 99 euro.

Ma quando si dice Kindle si trova sempre qualcuno che critica la scelta dicendo che con un sacrificio in più ci si può prendere un Apple Ipad 2, che indubbiamente fa molto più fashion.

Ma qual’è la differenza tra i due in molti non l’hanno ancora capita. E continuano a fare paragoni che è inopportuno fare perché si parla di due oggetti completamente differenti: da una parte c’è un lettore di e-book e dall’altra un tablet.
Il Kindle è da consigliare a chi vuole leggere libri in formato digitale e non a chi vuole navigare in Internet e scaricare la posta (cose per le quali peraltro si può utilizzare un semplice smartphone). Non si deve scegliere l’e-book reader targato Amazon se si vogliono prendere appunti, scattare fotografie, fare di conto né se si vogliono scaricare applicazioni.

Il Kindle, con uno schermo di appena 6 pollici contro i 9,7 dell’Ipad 2, è pensato per leggere libri elettronici. E proprio per questo motivo utilizza una tecnologia, denominata inchiostro elettronico o E Ink, che non affatica la vista come un normale LCD in dotazione con Ipad. Siccome, poi, quando si sfogliano le pagine di un libro non serve visualizzare molti colori, Kindle usa una scala di grigi a differenza ovviamente di Ipad che ha uno schermo a colori.

Per chi contesta la limitazione del solo wi-fi nel Kindle classico, in sua difesa c’è da dire che la connettività serve per acquistare on line e scaricare gli e-book e non certo per navigare ovunque ci si trovi, come si fa solitamente con un tablet.

Anche la batteria ha una durata “commisurata” all’utilizzo che si deve fare dell’oggetto e che per l’e-book reader si avvicina ad un mese. Impossibile paragonare pure peso (nel Kindle si parla di 170 grammi mentre nell’Ipad di 600 grammi) e prezzo (99 euro contro una base di partenza di 484 euro).
In conclusione la storia è vecchia: prima di acquistare un oggetto ci si dovrebbe sempre chiedere quello di cui abbiamo veramente bisogno. Anche se poi ciascuno è tentato dall’acquistare “il meglio” nella inconscia convinzione che possa durare di più. O semplicemente perché, come diceva Rudyard Kipling, “nella scelta dei loro balocchi gli uomini sono irrazionali come i bambini”.

IPAD 2 Kindle Schermo  9,7 pollici – LCD 6 pollici – E ink Risoluzione 1024×768 600×800 Connettività Wi-fi e 3G Wi-fi Peso 600 g 170 g Dimensioni 24,1 cm x 18,5 cm x 0,88 cm 16,6 cm x 11,4 cm x 0,87 cm Memoria dati  16 Gb – 64 Gb 2 Gb (fino a 1.400 libri) Videocamera Posteriore e frontale Non presente Batteria Fino a 10 ore di navigazione web via Wi-Fi, riproduzione video o riproduzione audio Una carica completa permette di leggere fino a mezz’ora al giorno per un mese intero con il wireless disattivato Prezzo € 484/€ 806 € 99

 

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Le 10 App per lo shopping che vi accorgerete di volere

23 January, 2012 - 11:10

Donne ed economia non è che siano proprio il binomio più azzeccato della storia dell’evoluzione ma in tempi di ristrettezze economiche bisogna farsi furbe per spendere con criterio. La soluzione è a portata di iPhone.

Eccovi una lista di 10 app indispensabili per il vostro shopping che vi accorgerete di volere.

Etsy: il primo grande e-commerce dell’hand-made indipendente da cui è possibile acquistare una molteplice varietà di articoli realizzati a mano o in stile vintage.

Amazon Mobile: la mecca virtuale degli acquisti spediti in 24 ore. Crea la tua wishlist pubblica, e condividila con gli amici.

Glamoo: propone SPA, centri benessere, ristoranti e molto altro vicino a te e a prezzi scontati.

Finder anello fidanzamento Tiffany & Co.: per trovare l’anello perfetto di fidanzamento. Scorri gli stili, visualizza il peso in carati e scegli le dimensioni.

Yoox.com: Dal sito all’app, fai shopping con facilità. C’è anche la sezione dedicata al vintage.

Apertodomenica: l’unico servizio che ti dice quali negozi, supermercati e centri commerciali sono aperti di domenica e nei giorni festivi.

Dove conviene: le offerte e i volantini dei negozi vicino casa sempre con voi.

Stylish Girl: il nuovissimo consulente per i tuoi acquisti. Tutto ruota attorno ai vestiti che hai nell’armadio e quelli che vorresti comprare.

Glamour Personal Shopper Italia: consigli per lo shopping anche per chi ama le griffe.

Le Frivolezze di B: consigli per lo shopping low cost. Occhio allo shop locator, l’archivio di negozi realizzato dagli utenti che vi suggerisce una lista di shop nelle vicinanze. Sviluppata per il blog che gestisco io stessa e prometto che non sono di parte!

 

Queste sono le 10 app che vi esorto a provare, quali sono le vostre preferite?

 

 

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Gimp: un programma per ritoccare le immagini

19 January, 2012 - 11:10

Oggi voglio presentarvi un lupetto simpatico e soprattutto molto creativo, il suo nome è Gimp che sta per “GNU Image Manipulation Program”.

Grazie a Gimp potrete manipolare ed elaborare immagini o fare fotoritocco.

Gimp è presente tra le applicazioni disponibili di Ubuntu 11.10, ed è disponibile anche per altri sistemi operativi. Nel caso in cui non fosse già presente sul vostro sistema Ubuntu, potete andare sul software center, cercare e installare Gimp.

La licenza GPL garantisce agli utenti la libertà di accesso e di modifica del codice sorgente del programma a cui è applicata.

On line trovate anche un ottimo manuale utente che descrive tutte le funzionalità di Gimp.

Alcune delle tante funzionalità di Gimp sono:

  • Ampia scelta di strumenti per il disegno: strumento di selezione a mano libera, pennelli di diverse misure, forme differenti, secchielli, gomme, strumenti per effettuare sfumature o clonazioni
  • Livelli e canali
  • Strumenti di trasformazione: rotazione, selezione
  • Plug-in vari che permettono di avere effetti di vario tipo, applicare filtri e comandi

Adesso passiamo ad un esempio concreto sull’uso del nostro amico lupetto: trasformare una foto a colori in una foto in bianco e nero, lasciando un particolare colorato per farlo risaltare.

Scegliete una tra le vostre foto presenti in qualche cartella del vostro computer. Cliccateci su con il tasto destro del mouse selezionate la voce “Apri con…”, dopo di che scegliere tra le tante voci Editor di immagini Gimp.

Qualora non trovaste il menu con i livelli (che nel mio caso ho agganciato in basso nella barra degli strumenti) potete lanciarlo da Finestre, pannelli agganciabili, livelli.

Dalla finestra dei livelli scegliete duplica livello, in modo da avere due livelli che contengono la foto, questo nuovo livello vi servirà per fare la desaturazione dell’immagine, ovvero ottenere la foto in bianco e nero.

Adesso dal menù “Colori” selezionate “Tonalità e Saturazione”, portando il livello della saturazione al minimo (cioè a -100).

Dal menu “Livello” selezionate “Maschera”  e poi scegliete “Aggiungi maschera di livello” e tra le tante opzioni selezionate il tipo “Bianco – Opacità completa”

A questo punto avete trasformato la foto a colori in una in bianco e nero. Scegliete lo strumento pennello. Passate sulla foto il pennello di colore nero per far sì che torni in superficie il colore originale, invece con il colore bianco, verrà effettuata la desaturazione ovvero la foto tornerà in bianco e nero.

Ed ecco la foto in bianco e nero in cui il rosso è il colore messo in risalto.

Per salvare il lavoro fatto con Gimp mantenendo tutti i livelli e i filtri applicati è necessario salvarlo con il formato di Gimp ovvero .xcf

Per concludere andate nel menù “File” e scegliete “salva come”, selezionate uno dei tanti possibili formati, jpeg, png o altri e salvate la foto.

Buon divertimento con Gimp!!!

Questo post è stato scritto da Monia Spinelli, web developer e BI consultant presso Engineering. Monia è da tempo appassionata di Open Source ed è membro del gruppo Ubuntu Woman.

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Come scegliere una password sicura

16 January, 2012 - 11:46

ENTER YOUR PASSWORD di marc falardeau

Lo leggiamo in continuazione e ce lo sentiamo ricordare spesso: scegliete una password sicura e cambiatela ogni tanto. Quante di noi davvero lo fanno?

E cosa vuol dire scegliere una password sicura?

Vuol dire semplicemente creare una combinazione improbabile di lettere e numeri. Più oscura è la password più difficile sarà decifrarla. Ma password sicura non vuole dire per forza difficile da ricordare, ci sono metodi per crearne che facilitano la memorizzazione.

Metodi

Trovare un buon metodo per ricordare una password sicura è la strategia giusta. Ecco alcuni esempi.

Primo esempio

Un buon modo è quello di scegliere le prime lettere di una frase che ricordate di sicuro. Esempio: “Io ho 2 cani chiamati Rover e Fido” che diventa “Ih2ccReF”.
Si può inoltre utilizzare la punteggiatura a vostro vantaggio. Per incorporare i due punti nel precedente esempio, la frase da ricordare è: “Io ho 2 cani: Rover e Fido” che diventa “Ih2c:ReF”.

Secondo esempio

Un metodo molto comodo per avere password diverse per ogni tipo di servizio è quello spiegato in questo video.

Questo metodo si compone di tre fasi.

  • Fase 1: Scegliete una frase, prendete la prima lettera di ogni parola.
  • Fase 2: Aggiungete alcuni caratteri speciali, all’inizio o/alla fine
  • Fase 3: Associate la combinazione con un sito web. Potete usare la nuova password per diversi siti Web con l’aggiunta di un prefisso o suffisso, con un collegamento mnemonico a un particolare sito. Utilizzate la prima lettera e le sucessive due consonanti nel nome del sito. Esempio, la password per Twitter diventa “Ih2c:ReF#twt”

Linee guida

  • più è lunga la password meglio è: scegliete una password di una lunghezza non inferiore a 8 caratteri
  • non utilizzate parole di senso compiuto usate comunemente
  • le password più sicure contengono numeri, lettere e simboli; mescolateli, usate le maiuscole e le minuscole, utilizzate uno dei due metodi suggeriti sopra per crearne una
  • evitate i nomi dei figli, del coniuge o di un animale domestico, le date di nascita dei parenti più stretti
  • trovate un buon modo per ricordare: utilizzate per esempio uno dei metodi sopra elencati
  • verificate la sicurezza della password utilizzando un qualsiasi motore di ricerca: se restituisce meno di 10 risultati, avete trovato una password sicura
  • non usate una password che contenga parte dell’ID utente o dell’indirizzo e-mail
  • non utilizzate la stessa password per numerosi servizi on-line
  • non digitate la password in presenza di estranei
  • non trascrivete la password su un foglio di carta, né in altro luogo
  • non archiviatela in un file sul computer
  • non rivelate ad altri la password
  • modificate la password di tanto in tanto

Passwords, fonte http://www.cxo.eu.com/news/password-protected/

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Crescono rapidamente le donne che ottengono brevetti

12 January, 2012 - 11:30

Le donne che hanno ottenuto brevetti  sono cresciute esponenzialmente negli ultimi 35 anni, a un ritmo e in numero più alti di quanto previsto. Lo stabilisce un recente studio commissionato dal National Women’s Business Council.

Stando ala ricerca, nel 2010 sono stati 22.984 i brevetti accordati alle donne, un 35% in più dell’anno precedente. Nel 2009, infatti, erano stati solo 17.061, ossia solo un 4.5% in più rispetto ai 16.321 del 2008.

Questi sono solo i risultati preliminari di uno studio che ha preso in esame tutti i brevetti assegnati dal U.S. Patents and Trademarks Office (l’ufficio brevetti americano)  tra il 1975 e il 2010.

Uno studio per determinare quante donne sottopongono e ottengono brevetti

La NWBC ha commissionato questa ricerca alla società privata Delixius Inc. per determinare la quantità di donne che sottopone e quindi ottiene brevetti. Lo studio, che analizzerà anche quante donne possiedono marchi registrati, è il primo di questo tipo ad affrontare la questione in profondità, principalmente perché chi sottopone un brevetto o registra un marchio negli Stati Uniti non ha mai dovuto fornire indicazioni riguardo al genere. Da quest’ann0, invece, una legge appena approvata obbligherà a tenere traccia del sesso degli applicanti.

Secondo il dirigente della NWBC Donna James, le ricerche sulla proprietà intellettuale possono aiutare a gettare luce sul potenziale di crescita delle imprese a conduzione femminile.

La proprietà di brevetti e marchi registrati è spesso un indicatore di attività imprenditoriale

“La proprietà di brevetti e marchi registrati è spesso un indicatore di attività imprenditoriale – e storicamente le donne non sono state un segmento molto corposo di questo gruppo.

Una crescita nel possesso di proprietà intellettuale potrebbe indicare una forte crescita delle compagnie gestite da donne – ha dichiarato James – La NWBC ha fortemente voluto questo studio perché ben poca ricerca ha analizzato specificatamente la connessione tra business gestiti da donne e proprietà intellettuale.

L’articolo originale scritto da  Simone Brummelhuis per The Next Women è stato pubblicato il 10 gennaio 2012. Traduzione Justine Bellavita

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Le migliori 10 applicazioni per iPhone 4 e iPhone 4s

9 January, 2012 - 11:11

Immaginatevi una situazione ipotetica in cui avete forzatamente una mano bloccata e inutilizzabile. Vi rimane solo la mano destra e siete anche immobili su un divano dal quale non potete spostarvi e nemmeno fare movimenti bruschi.

Quali applicazioni vi servono per sopravvivere alla noia?

Quali applicazioni (rigorosamente gratuite) installereste per prime con in mano un nuovo iPhone?

Ecco la nostra lista:

  • Facebook, perché ci piace essere sempre connesse, perché ci sono i nostri amici e alle volte ci si lavora anche.
  • Twitter, come farne a meno, come poter resistere all’impulso di dire a tutti che siamo bloccate sul divano e ci stiamo annoiando?
  • Instagram, per condividere “là fuori” tutto ciò che ci succede, con molti filtri per migliorare anche la più bruttina delle foto.
  • Pinterest, quale posto migliore per passare ore e ore da una pin all’altra, perdendoci nei meandri dei “gusti degli altri”? L’applicazione è quasi meglio del sito.
  • Time Geeks, sicuramente un passatempo perfetto e molto divertente: le ore passeranno veloci impersonando il team di viaggiatori nel tempo geek.
  • iTorcia, in caso vada via la luce o scenda la notte e non possiate alzarvi dal divano. In confronto alle prime versione della torcia per iPhone, questa applicazione usa il flash del telefono con risultati decisamente migliori.
  • Dropbox, per avere a portata di mano un pdf o un documento da leggere, o su cui state lavorando.
  • Remote, per accendere o spegnere la musica del vostro iTunes senza essere davanti ad itunes, ma utilizzando l’iPhone come telecomando.
  • WordPress, per aggiornare tutti i vostri blog, in un click. Semplice e utilissima, l’applicazione ha tutto ciò che serve per scrivere un post on the go.
  • Multiconvert, sia mai che vi troviate a dover fare un’offerta per un appartamento a New York e non vi ricordate a quanti centimetri corrisponde un feet.

Due bonus per mamme geek:

  • Intuition, creata da mamme per le mamme, è un’app che serve a organizzare la caotica vita di un’intera famiglia. Forse se avete un solo figlio ancora ce la fate, ma quando i figli diventano due o tre, l’organizzazione è l’unico modo per sopravvivere.
  • Flipboard: perché, come dice la loro pubblicità, il tempo è poco e la vita è breve e allora quale cosa migliore che aprire un’unica applicazione per gestire tutto? Flipboard è la soluzione.

E per voi, quali sono le 10 applicazioni di cui non potete proprio fare a meno?

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Le donne emergenti hanno il coraggio di sognare: 10 consigli per arrivare al vertice

28 December, 2011 - 21:06

Muna Abusulayman, talento emergente

Durante il Women’s Forum, è stata condotta una ricerca globale sui Talenti Emergenti del 2011: donne di grande talento sotto i 40, provenienti da esperienze diverse, con il potenziale di diventare figure influenti nelle nostre economie e società del futuro. Eccole:

Muna Abusulayman, 38, Arabia, Segretario Generale, Alwaleed Bin Talal Foundation
Claire Boonstra, 36 anni, olandese, co-fondatrice, Layar
Bel Coelho, 32 anni, brasiliana, Chef, Dui Ristorante
Daniela Nascimento Fainberg, 37 anni, brasiliana, fondatrice e direttrice, Instituto Geração
Noelia Fernandez, 38 anni, spagnola, responsabile di Audience & Content, Yahoo! Europe, Middle East & Africa (EMEA)
Jennifer Hill, 36 anni, Senior Associate, Gunderson Dettmer Stough Villeneuve Franklin & Hachigian, LLP
Ornella Indonie, 39, haitiana, Senior Managing Director America Latina, Apple, Inc.
Elsie Kanza, 35, Tanzania, Assistente personale del Presidente, Governo della Tanzania
Clotilde L’Angevin, 33 anni, francese, Segretario Generale del Club di Parigi e capo della divisione ” debito internazionale”, Ministero del Tesoro francese, presso il Ministero delle Finanze francese
Claire Leigh, 30 anni, britannica, Governance Advisor, L’Aper The Africa Governance Initiative
Cindy Lin, 39 anni, di Taiwan, Senior Director New Business Development, PepsiCo Cina
Courtney E. Martin, 31 anni, americana, autrice / speaker / Blogger
Suchi Mukherjee, 38 anni, indiana, Amministratore Delegato e Direttore Generale, www.gumtree.com, di eBay Inc. Co
Jessy Tolkan, 30 anni, americana, direttore esecutivo, Citizen Engagement Lab
Leila Cristina Velez, 37 anni, brasiliana, CEO, Beleza Naturale
Camille de Verdelhan, 33 anni, francese, Chief Financial Officer, Casino France, Groupe Casino.

Avere il coraggio di sognare

The Next Women ha incontrato questi talenti e ha discusso delle loro ambizioni e aspirazioni. I talenti emergenti sanno quello che vogliono e hanno un solo obiettivo nella vita, ad esempio:

Bisogna avere il coraggio di sognare“, dice Suchi Mukherjee, che inizierà una nuova avventura in India, dopo una carriera aziendale in Lehman Brothers, Skype, GumTree e eBay.

Tutto il mondo gira sulle relazioni“, dice un altro talento emergente.

Ero solita pianificare e comunicare i miei piani, trovare alleati e sponsor e sono sempre finita in un posto migliore rispetto a quanto previsto dal piano“, dice Cindy Lin, 39 anni, di Taiwan, Senior New Business Development Director, PepsiCo Cina.

Pianifico ancora, faccio programmi per ogni 5 anni, quando avrò 45 anni voglio avere il mio dottorato, quando ne avrò 50 voglio insegnare. Bisogna mettere a fuoco” mi diceva sempre mio padre, racconta Muna Abusulayman, 38,Arabia, Segretario Generale, Alwaleed Bin Talal Foundation, che ora vuole entrare in un’impresa che si occupa di tecnologia, dopo il fallimento della sua startup nel mondo della moda, causato dalla crisi finanziaria.

Non esiste un percorso lineare per arrivare al successo, finché reggi i fallimenti ed entri ed esci continuamente dalla tua zona sicura, sai di essere sulla strada giusta“, dice Jennifer Hill, 36, Senior Associate, Gunderson Dettmer Stough Villeneuve Franklin & Hachigian, LLP.

Dentro di noi tutte sappiamo che possiamo fare tutto ciò che vogliamo e questo è un potere enorme“, dice un altro talento emergente, Claire Boonstra, 36 anni, olandese, co-fondatrice di Layar, aggiunge: “Il fallimento aiuta a ricominciare“.

Finché sei consapevole del tuo punto cieco, è possibile affrontare tutto“, dice Suchi Mukherjee e “finché punti su ciò in cui sei brava, allora hai gli strumenti per avere successo”.

Cosa guida le ambizioni?

La maggior parte dei talenti emergenti è guidata da uno scopo, da una volontà di cambiare il mondo e di lasciare un’eredità, spinti dalla volontà di influenzare persone e paesi. È un nobile scopo ed è tipico della generazione-Y, tuttavia, alcuni di questi talenti sono più della Generazione-X, ma credono che la Generazione-X diventerà presto come la Generazione Y.

Lasciare il mondo delle imprese

Io sono una delle persone che lavorava in un’azienda, migliorandomi sempre, fino a lasciare tutto per mettermi in proprio. Ho ricoperto importanti ruoli aziendali in Skype e eBay, ma l’apertura del mercato indiano mi offre l’occasione per avviare un nuova impresa“, dice Suchi Mukherjee. E aggiunge: “O sei un consulente o una persona d’azione”.

Mi sentivo soffocare nel mondo aziendale“, dice Clare Boonstra. “Ora posso costruire un gigante della tecnologia e sentirmi ancora come se fossi in piedi sulla tavola da surf. Ma sto lottando con il mio ego, sono ad un bivio tra l’ottenere ulteriori consigli su come continuare il mio successo e come mantenere le aspettative su di me“.

Io resto nella realtà aziendale, perché mi sento libera di andarmene quando voglio, hanno bisogno di me più di quanto io ne abbia di loro. Ho un senso di libertà nella mia mente, che è necessario per essere in grado di convivere con la cultura aziendale” sostiene Cindy Lin.

Parlando con i talenti emergenti, abbiamo fatto un elenco di suggerimenti che ci hanno dato con i loro discorsi.

Di cosa c’è bisogno per avere successo?

  1. Determinazione
  2. Gruppo di supporto
  3. Un po’ di talento
  4. Pianificazione
  5. Consapevolezza della Comfort Zone
  6. Senso di libertà
  7. Istinto da pioniere
  8. Necessità di allargare i confini
  9. Senso dell0 scopo
  10. Consapevolezza della propria zona cieca

Cosa c’è sulla vostra lista?

Il post originale di Simone Brummelhuis è comparso su The Next Women  il 14 ottobre 2011. Traduzione di Micol Miller.

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Una nuvola per i vostri dati

19 December, 2011 - 11:06

Che usiate un Mac o Windows, un iPhone o Android lo strumento indispensabile è la nuvola.

Il cloud computing è ormai diventato una realtà e lo si può usare in molti modi.

Per me il momento di rottura è stato quando ho smesso di scrivere documenti offline per usare solo Google docs. Tutti i miei file ora sono sul server di Google e li posso creare e modificare ovunque abbia una connessione. E non solo.

Ma il vero successo della nuvola è stato nel momento in cui è nata la prima applicazione che ha permesso di salvare qualsiasi tipo di file in uno spazio dedicato invece che sul nostro hard disk. E di scaricarli anche in mobilità.

Il principio è sempre lo stesso, si crea un account, si installa il software e si configura una cartella che sarà quella che poi verrà sincronizzata con la cloud. Fatto questo si può inserire un file in questa cartella per avere una sincronizzazione automatica o si può fare un caricamento manuale direttamente da web.

Lo stesso con le applicazioni mobile. Da smartphone è possibile caricare un file sul nostro spazio e

scaricare file sullo smartphone. La differenza è che in questo caso non esiste una sincronizzazione con la memoria del telefono, per evitare che venga riempita completamente dai nostri file, visto che i servizi di solito offrono qualche GB di spazio.

Il software più conosciuto e più usato è Dropbox. È uno dei primi nati e fornisce 2 GB di spazio gratuito. E’ possibile ampliare il proprio spazio a disposizione, sempre gratuitamente, invitando amici a usarlo tramite un link dedicato. Nel caso ne serva in aggiunta è possibile comprarlo con una spesa abbastanza contenuta: 50GB costano $99 all’anno.

Dropbox gestisce le immagini, creando degli album e permettendo di visualizzare le foto con uno slideshow senza scaricarle sull’hard disk. Inoltre permette di condividere le cartelle per far accedere più persone agli stessi file e ha una cartella “pubblica” per accedere alla quale non è necessario un invito, ma conoscere semplicemente il link specifico: senza l’url la cartella non è visibile.

I client sono per Mac, Windows e Linux, le applicazioni sono disponibili per Android, iPhone, iPad e Blackberry. Inoltre molte applicazioni permettono l’accesso diretto a dropbox e quindi l’archiviazione dei dati in maniera automatica.

I servizi di cluod presenti in rete sono ormai veramente molti. Io ne ho provato qualcuno per voi anche se, per ora, resto fedele al mio Dropbox.

Box permette di avere 50 GB di spazio a disposizione con un limite di 100 MB a file. Anche in questo caso è possibile aumentare lo spazio e le dimensioni dei file con un account a pagamento. Ci sono applicazioni per tutti i tipi di smartphone e tablet, iPhone, iPad, Android, Playbook, Blackberry e Touchpad, più una versione mobile adatta a tutti i dispositivi.

Sugarsync fornisce 5 GB iniziali e ha qualche funzionalità in più rispetto a Dropbox, come la possibilità di sincronizzare qualsiasi cartella su pc, fare la sincronizzazione via email e sincronizzare anche folder su dispositivi mobili. È disponibile per Mac e Windows e per Android, iPhone, iPad, Blackberry, Windows Mobile 7 e Symbian.

Minus consente di avere 10 GB e ha un’impronta più sociale con la possibilità di seguire degli utenti. Si possono creare delle gallerie che sono visibili ad altri utilizzatori e dà più importanza ai file multimediali, anche se è possibile archiviare ogni tipo di file. I client sono per Windows, Mac e Ubuntu e le app per ora per iPhone e Android, con un sviluppo futuro per WM7.

Memopal è l’unico servizio sviluppato in Italia e fornisce 3 GB gratuitamente, con possibilità di acquisto per esigenze maggiori. Permette di condividere file di grosse dimensioni, oltre 1 GB, superando i limiti imposti dai client di posta elettronica. Per ogni invito fornisce 500 MB aggiuntivi. Si può usare con Mac, Windows, Linux, Android, iPhone, iPad e Blackberry

Poi c’è iCloud il nuovo servizio messo a disposizione da Apple con il sistema Lion e con IOS 5.

Il problema di iCloud al momento è che è limitato al mondo Apple e non si integra con altri, quindi sul mio mac devo fare una scelta esclusiva e decidere se usare iCluod o continuare a usare Google. E visto che ormai sono anni che ho documenti e contatti sul mio spazio Google e ho un tablet Android, per ora non ho attivato questa possibilità.

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Tu non sei un gadget

15 December, 2011 - 11:11

Difficile trovare qualcuno che, collegandosi a Facebook , twittando o caricando un video su Youtube, si ponga il problema dell’essere considerato un gadget.

Ebbene, dopo aver letto il libro di Jaron Lanier “Tu non sei un gadget” questo pensiero potrebbe restare latente. Perché Lanier, noto pioniere della realtà virtuale, fa un’analisi approfondita su come il web 2.0 rischi di appiattire le singole ricchezze di pensiero degli utenti per “frullarle” in un misto di commenti banali e frammenti di pensiero e conoscenza, remixati da algoritmi di ricerca non in grado di discernere la qualità dei contenuti.

“Con l’avvento del Web 2.0 che riduce tutto a poltiglia ogni cosa insolita viene cancellata. Si è avviato un processo di formattazione banalizzante. Facebook si è spinto più lontano, organizzando le persone come identità a scelta multipla, mentre Wikipedia cerca espressamente di cancellare del tutto il punto di vista. Se queste cose le facesse una chiesa o un governo, si parlerebbe di autoritarismo; se invece vengono dai tecnologi, sono l’ultimo grido, fresche, inventive”.

A detta di Lanier alla base della degenerazione di Internet c’è la convinzione che i sistemi informativi siano in grado di rappresentare il complesso pensiero umano o i rapporti tra le persone e che tante piccole conoscenze frammentarie possano generare una “sapienza superiore”, purché ricombinate insieme da sofisticati algoritmi. Questo per arrivare a teorizzare, come fanno già alcuni “totalitaristi cibernetici”, che il Web possa trasformarsi in un’entità collettiva sovra individuale più intelligente delle singole persone che la formano. Una grossa responsabilità allora ce l’hanno proprio i tecnologi.

“Quando si dice alle persone che un computer è intelligente esse sono indotte a modificare il proprio comportamento perché il computer sembri funzionare meglio, anziché pretendere che sia il computer a modificarsi per essere più utile. Trattando i computer come entità intelligenti e autonome si finisce con il ribaltare il processo di ingegnerizzazione “.

Ecco allora l’appello alle persone affinché recuperino il senso critico anche di fronte alle nuove tecnologie e agli strumenti che queste mettono loro a disposizione, senza rinunciare a ricoprire un ruolo attivo solo in nome della convinzione che digitale sia uguale a innovazione.

“Le parole di questo libro sono state scritte per le persone, non per i computer. Quello che vi voglio dire è questo: prima di condividere voi stessi, dovete fare in modo di essere qualcuno”.

 

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Intervista a Erika Vespa – Co-fondatrice di UNAgames

12 December, 2011 - 11:25

L’industria dei videogiochi in Italia è appena in fasce, ma c’è spazio per i piccoli sviluppatori indipendenti. Ce ne parla Erika Vespa che ha fondato – insieme a Daniele Benagiamo – l’etichetta di game development UNAgames che ha recentemente rilasciato il primo gioco per iPhone Tapsteroids.

Erika Vespa

Qual è la tua formazione a livello di studi e di percorso lavorativo precedente a UNAgames?

Fin da piccola ho amato i numeri e la logica, non è stato difficile decidere quale dovesse essere la mia strada: la matematica. Dopo la laurea per diversi anni ho lavorato principalmente per il mondo finanziario creando software per banche, assicurazioni e promotori, dove ho potuto sfruttare le mie conoscenze matematiche e statistiche, imparando nel contempo a programmare seriamente. Ho quindi incominciato a interessarmi anche al mondo web e alle sue potenzialità, ben prima dell’avvento del cosiddetto web 2.0, quando ancora si navigava (con costi sostenuti) tramite modem a pochi Kbps. In quella fase iniziale di accesso massivo a internet, lo studio della web usability unito all’ottimizzazione del messaggio scritto e grafico faceva veramente la differenza. Nasce qui dunque la mia passione per il mondo della grafica, 2D prima e 3D dopo, che mi ha portato a lavorare nel mondo videoludico.

Com’è il tuo rapporto con il mondo dei giochi? E quanto conta la passione nel tuo lavoro?

Il mio rapporto con i videogiochi lo definirei come una sana dipendenza, dato che sono entrati nella mia vita quotidiana prestissimo. Ero molto piccola quando mio padre portò da un viaggio all’estero una delle console di prima generazione, la Hanimex 666s, con cui ho giocato al mitico Pong. L’altro grande passo è stato l’arrivo dello ZX Spectrum + dove i programmi ed i giochi venivano rumorosamente caricati tramite le cassette, vere e proprie memorie di massa. Non c’è da stupirsi quindi se oggi mi districo tra iPad, PlayStation, HomePC, NintendoDS e con giochi di diversi generi: puzzle, FPS, arcade, MMO, gestionali… dipende dal tempo a disposizione e dall’umore. È chiaro che quindi la passione è parte fondamentale del mio lavoro, la molla che mi spinge a migliorare e a imparare sempre cose nuove.

Quando e come nasce UNAgames?

UNAgames nasce nei primi mesi del 2010 quando Daniele (l’altra metà del team) mi parlò di un progetto che aveva nel cassetto da tempo: produrre videogiochi in maniera indipendente. Era da un po’ di tempo che meditavo di tramutare la mia passione per la grafica in una vera professione, per cui ho subito accolto l’idea con entusiasmo, rassicurata anche dal fatto che Daniele, avendo lavorato per anni in produzioni videoludiche AAA (titoli distribuiti a scaffale), aveva l’esperienza e la conoscenza del mondo in cui ci saremmo lanciati. Abbiamo quindi analizzato le varie possibilità che il mercato offriva per un team piccolo come il nostro, fra tutte il fenomeno iPhone e le potenzialità dell’App Store ci sono sembrati le più promettenti con cui partire.

Quale è stato il tuo ruolo per quanto riguarda Tapsteroids?

In Tapsteroids ho curato tutta la parte grafica, dalla scelta stilistica e cromatica del progetto alla sua attuazione, ricoprendo man mano diversi ruoli: modellatore e animatore 3D per asteroidi, navi e stazioni spaziali, grafico 2D per le texture e gli sfondi. Mi sono inoltre occupata dell’interfaccia utente che mi ha richiesto grande impegno: menu e HUD devono essere semplici e intuitivi ma contemporaneamente accattivanti per forma e grafica, e non è sempre facile bilanciare i due aspetti. Un videogioco richiede professionalità diverse, ed essendo UNAgames composta da due sole persone è chiaro che oltre ai precedenti aspetti di specifica mia competenza, ve ne sono stati altri cui mi sono dedicata assieme a Daniele nelle diverse fasi di produzione del titolo: dall’ideazione del gameplay al bilanciamento dei livelli di difficoltà, dalla scelta e campionatura degli effetti sonori alla selezione degli spezzoni per il trailer, dalle traduzioni per i diversi App Store alla creazione di mailing list e press release per il marketing internazionale.

Per te cosa significa essere sviluppatori di videogiochi indipendenti?

Significa soprattutto avere la possibilità di sperimentare e di creare in piena autonomia, avendo il totale controllo su ogni fase del processo produttivo. Vedere prendere forma e crescere la propria idea è una soddisfazione incredibile. Passare dagli schizzi iniziali su carta al gioco finito è un percorso lungo: anche quando il progetto è quasi finito bisogna ancora pensare a mille dettagli. È un lavoro di cesello, un limare ogni parte continuamente fino a che tutte le tessere del mosaico collimano. Ma alla fine, quando incontri per caso un ragazzino che inganna il tempo alla fermata del bus giocando al tuo gioco, ti ripaga di tutte le ore che di giorno e spesso di notte hai passato davanti al computer, sette giorni alla settimana!

Qual è l’evento più geek a cui hai partecipato?

Sicuramente le tante serate in pizzeria con gli amici nerd dell’ACM-ICPC, International collegiate programming contest.  Abbiamo anche una mascotte, un coniglietto di peluche, che è stato accarezzato addirittura da Richard Stallman, l’ideatore del movimento del Software Libero e fondatore del Progetto GNU e della Free Software Foundation.

Le cene sono decisamente divertenti, si parla di tecnologia hardware e software a 360 gradi. Ancora ricordo quando si dissertava sullo scrivere un programma per progettare l’AI di robot killer, utilizzando esclusivamente i caratteri “blank” e ”new line”, in modo da avere il codice sorgente completamente invisibile… insomma un po’ come vedere The Big Bang Theory dal vivo!

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LibreOffice: liberi di lavorare!

7 December, 2011 - 11:27

Da quest’anno su Ubuntu si lavora sodo con Libre Office! Libre Office è una completa suite di produttività che ti accompagna nel lavoro e nello studio per realizzare progetti a tutto tondo; il tutto, ovviamente, open source.

LibreOffice Start

Cosa vuoi fare oggi?

La suite si compone di sei applicazioni per rispondere alle necessità anche dell’utente più esigente.

Writer – è l’elaboratore testi con cui puoi fare di tutto: scrivere un report per il capo, una lettera all’amministratore di condominio, la tesi di laurea mentre prepari il CV. Ti aiuta anche a lanciare una newsletter personale e a creare degli accattivanti opuscoli, locandine, volantini per vendere tutta quella roba che hai in cantina e non sai che farne.

LibreOffice Writer

Calc – è il foglio di calcolo più semplice che ci sia. Aiuta le tue capacità di analisi tenendo tutti i dati sotto controllo e offrendoti strumenti di sintesi per sapere a colpo d’occhio quanto ti manca per raggiungere il tuo obiettivo.

Impress– è un programma per la creazione di presentazioni multimediali con cui potrai impressionare il tuo pubblico.

LibreOffice Impress

Base – hai tanti clienti? O più semplicemente vuoi raccogliere tutte le ricette di famiglia in un unico grande archivio? Beh, con Base bastano pochi click per creare e gestire database più o meno professionali.

Draw – è la tua tela bianca per disegni 2D e 3D; ma se hai doti grafiche più modeste puoi semplicemente limitarti a diagrammi di flusso.

Math– se Einstein avesse avuto a disposizione questo software per l’elaborazione di formule matematiche avrebbe scoperto molte più cose.

Ma perché scegliere questa suite?

In linea con i principi del software libero e dell’open source, dalla versione 10.10 di Ubuntu, Libre Office è stata scelta come suite di default. L’abbandono della precedente suite Open Office è proprio una manifestazione di supporto alla causa da parte della comunità di Ubuntu.

I vantaggi di questa suite sono molteplici. Le applicazioni sono perfettamente integrate tra di loro soddisfacendo così qualsiasi esigenza e rendendo l’utilizzo di altri software una remota eventualità.

Le interfacce e le funzionalità sono personalizzabili in tutto e per tutto, non solo da chi è capace di modificare il codice, ma anche dai nuovi utenti che possono scaricare estensioni e template già esistenti dall’apposito sito.

Altra grande comodità è poi rappresentata dalla compatibilità. Innanzitutto, LibreOffice è pensato per lavorare con formati open, il che rappresenta un forte vantaggio in termini di compatibilità, ma nondimeno ti permette di importare e salvare file nei formati più diffusi (evitandoti di dover discutere coi tuoi colleghi che non sono ancora open-minded). Inoltre, se ancora non hai provato Ubuntu (e questo è male!), LibreOffice funziona comunque su tutti i sistemi operativi più diffusi.

Beatrice Carlotta Cavicchioli

Beatrice Carlotta Cavicchioli studia giurisprudenza, è appassionata di ICT e connette il proprio lato geek al mondo legal con una specializzazione in informatica giuridica.

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Intervista a Federica Aliano, direttore editoriale di The Cinema Show

5 December, 2011 - 12:02

Federica Aliano

Abbiamo chiesto a Federica Aliano, direttore editoriale di The Cinema Show rivista interamente creata per iPad, di definirsi e dice di sè: “Sono una curiosa cronica e una grafomane, citazionista vicina allo stadio terminale. Scrivo per lavoro e per passione, collaboro con diverse entità, ho un blog su paesesera.it e soprattutto sono il direttore editoriale di The Cinema Show, il primo mensile di cinema al mondo pensato, sviluppato e realizzato esclusivamente per iPad“.

Domanda inevitabile: come ti è venuta l’idea di creare una rivista adatta a un device come iPad?
L’idea non è solo mia, ma anche di quel nerd del nostro editore Alessandro De Simone (che preferisce essere chiamato “genio di male”). Il giorno stesso che Steve Jobs ha annunciato pubblicamente che l’iPad sarebbe uscito da lì a pochi mesi, abbiamo immediatamente pensato a quali sviluppi poteva comportare per l’editoria. Abbiamo iniziato a progettare The Cinema Show prima che il tablet fosse effettivamente in vendita.

Quale linea editoriale seguite?
Qualità dei contenuti e approccio reader-friendly. Le riviste di cinema, di arte e cultura in genere, devono saper avvicinare la gente all’oggetto culturale, non spaventarle con paroloni o panegirici. Allo stesso tempo devono essere ben realizzate e portare un vento culturale fresco a chi legge.

Vi aspettavate un tale ritorno?
Non in così poco tempo. In Italia solitamente le innovazioni sono lente ad attecchire, invece l’iPad – e soprattutto l’interesse al cinema che hanno i possessori di iPad – ha fatto presto, anche se meno che in altri paesi. Non è stata proprio una sorpresa, piuttosto una conferma che stavamo andando nella direzione giusta.

Avete qualche aneddoto divertente avvenuto prima del lancio della rivista?
Il più classico: il nostro direttore responsabile Boris Sollazzo che mette le tazzine da caffè sull’iPad perché gli piace fingere di non sapere cosa sia. Di aneddoti ne avrei a pacchi: basta venire in redazione o meglio partecipare a una delle nostre riunioni. La verità è che si lavora sodo, ma senza il sorriso e l’entusiasmo non avremmo i risultati che abbiamo.

Raccontaci di più delle rubriche, del cuore più geek e cinefilo della rivista (chi ti pone domande sappi che è stata una cineblogger della prima ora).
The Cinema Show è geek nella sua interezza: è infarcita di citazioni provenienti da ogni dove, quando meno te lo aspetti. Le rubriche coprono un po’ di tutto: ogni mese abbiamo una rubrica approfondita sui documentari (cosa che manca agli altri magazine), analizziamo un film del passato e presentiamo una star in ascesa. Intervistiamo i grandi attori e registi, ma poi abbiamo una rubrica sui caratteristi, quei volti di attori bravissimi di cui poi però la gente ricorda a fatica il nome. Proponiamo vetrine sulle produzioni italiane e sui festival. Le rubriche più geek sono, già dai titoli, Kick Ass di Boris Sollazzo, che non la manda a dire a nessuno puntando i riflettori su argomenti “caldi” nel cinema in Italia e non solo, e Il Cinepatico di Mauro Donzelli, che racconta le buffe avventure dei movie addicted. Non mancano le serie TV e l’home video: il collezionismo nerd e feticista peggiore dopo le action figures e gli albi rari di fumetti. Ma la mia preferita, aggiunta di recente, è Playlist: ogni mese uno di noi suggerisce ai lettori le canzoni da ascoltare mentre sfoglia, legge e vive la rivista.

Come lo intendi il futuro dell’editoria?
Multisfaccettato. Non credo che il digitale sostituirà mai la carta, né penso che debba farlo. Credo invece fermamente nella comunicazione e continuerò a sostenere quanto tutti i mezzi siano necessari.

Cover Dicembre

Hai qualche anticipazione o novità da raccontarci?
Dei prossimi contenuti non rivelo nulla perché sin da quando ho iniziato a leggere mi piaceva che le mie riviste preferite mi sorprendessero ogni volta che le compravo. Era una festa e voglio che per i nostri lettori sia lo stesso. Ma sappiate che abbiamo messo già molte interviste esclusive in cascina. In futuro c’è il progetto di avere una versione di The Cinema Show per iPhone e Smart Phone, ma con contenuti diversi, più brevi e aggiornati molto spesso.

Il tuo approccio verso la tecnologia di che natura è?
La verità? È un amore-odio. Ma mai paura. La tecnologia ci consente di fare cose solo pochi anni fa impensabili, ma dobbiamo essere noi a dominarla. Non dobbiamo mai dimenticarlo: sono stupide macchine, noi le abbiamo inventate, noi abbiamo il timone. Sarah Connor docet!

 

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Tablet, m’hai provocato e io ti voglio.

2 December, 2011 - 12:01

Nel post di ieri sui regali di Natale avevamo fatto un cenno a questa indagine  Nielsen,  il Connected Device Report.

Samsung Galaxy Tab and iPad di Gadjo Cardenas Sevilla

Per comprendere meglio i nuovi device, la loro diffusione e le diverse modalità di utilizzo, Nielsen ha messo a punto il Connected Device Report, un nuovo studio disponibile da Ottobre anche in Italia che fornisce un’analisi dettagliata degli utenti di tablet, netbook, eReader e media player portatili e dell’utilizzo che ne viene fatto.

Dal primo rilascio di dati relativo al nostro Paese emerge che i possessori di tablet sono giovani ma non giovanissimi (il 52% ha meno di 44 anni), sono equamente distribuiti tra uomini (52%) e donne (48%), sono benestanti ma non ricchi (il 42% dichiara un reddito del nucleo familiare tra i 30.000 e i 75.000 Euro). Il confronto tra il profilo demografico dei possessori di tablet e di smartphone evidenzia come il tablet sia oggi addirittura più trasversale indipendentemente dalla propensione alla tecnologia dell’utilizzatore.

Quanti sono i possessori di tablet oggi?

Secondo l’indagine Nielsen, condotta nel periodo maggio/giugno 2011 su un panel di 9.000 famiglie rappresentative della popolazione italiana, i possessori in Italia sono un milione e tutto lascia prevedere che questo numero possa raddoppiare già entro la fine dell’anno.

Per cosa viene utilizzato il tablet?

Dopo email e navigazione in internet, che con il 65% e il 59% rispettivamente sono le due attività di comunicazione e informazione per le quali viene utilizzato maggiormente, ci sono altre 16 attività che mostrano una penetrazione tra il 20% e il 40%, segno che il tablet viene utilizzato tanto e per tutto.

Attività svolte da Tablet negli ultimi 30 giorni

Fonte: Nielsen Connected Device Report Q3 2011

 

Il tablet soddisfa le esigenze dei consumatori?

Il 70% dei possessori di tablet è soddisfatto, soprattutto per la facilità d’uso, la qualità e le dimensioni dello schermo. Lo schermo piccolo non è quindi ritenuto uno svantaggio, anzi è considerato un vantaggio rispetto al PC perché è più comodo da tenere in mano e da trasportare e rispetto allo smartphone per la qualità dello schermo e la facilità d’uso. Galaxy Tab di Samsung e iPad di Apple sono i due device che ottengono i livelli di soddisfazione più alta: il primo registra l’82% di utenti soddisfatti che citano dimensioni dello schermo e portabilità come primi motivi di soddisfazione, il secondo ha il 78% di utenti soddisfatti con la facilità d’uso come primo fattore.

Rispetto agli altri device il tablet si caratterizza per essere quello che meglio si presta alla condivisione: più della metà dei possessori lo utilizza infatti insieme ad altri membri della famiglia. Questo è dovuto anche al fatto che l’utilizzo del tablet avviene prevalente da casa: tra coloro che dichiarano di utilizzarlo più volte al giorno, il 59% lo fa da casa, il 28% dal lavoro e il 20% all’aperto.

Frequenza e luogo di utilizzo

Fonte: Nielsen Connected Device Report Q3 2011

In conclusione il tablet, pur avendo in comune con lo smartphone la facilità e varietà di utilizzo, supera la difficoltà oggettiva della dimensione dello schermo tipica degli smartphone e si differenzia per modalità di utilizzo, che è prevalentemente da casa e in condivisione con altri membri del nucleo familiare.

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Regali geek per un Natale cheap&chic

1 December, 2011 - 11:47

Come da tradizione eccoci tornate con un simpatico ma quanto mai utile post sui regali geek per Natale, da ricevere o fare.

Secondo una recente ricerca Nielsen (che pubblicheremo domani) questo sarà il Natale del Tablet: è lui l’oggetto dei desideri di tutti i geek.

Potevamo quindi suggerirvi Galaxy Tab, iPad, iPhone, Galaxy Nexus, Tablet, smartphone, netbook o simili, ma per questo non avete bisogno di noi, piuttosto preferiamo segnalarvi oggetti alla portata di tutte le tasche, che potete inserire nella vostra lista dei desideri o regalare alla vostra amica geek.

  1. Geek steakers da €11.00 da Stickersmania
  2. Guanti touchscreen €20.00 da Muji
  3. Limited edition Star Wars taccuino € 12.50 da Moleskine
  4. Geek mug € 15.90 da Zazzle
  5. Post-it orologio €9,80 da Pa-design
  6. Big Bang Theory Necklace Bazinga €16.00 ($21.00) da Etsy
  7. Custodia per tablet €22.00 ($29.00) da Etsy
  8. Occhiali nerd Wayfarer RayBan da sole €120.00
  9. Nerdy T-shirt da $10.00 da Threadless
  10. Geeky T-shirt $15.95 da Snorgtees
  11. Instagram calendar 2012 $19.95 da Keepsy
  12. Geek bikers Actioncam Action Video Camera €43.00 da amazon.it
  13. Supporti per smartphone o navigatori per bikers da €8.00 da amazon.it
  14. USB WebMail Notifier  $17.00 da Brando
  15. Cooking for Geeks: Real Science, Great Hacks, and Good Food £15.03 da amazon.co.uk
  16. Grabbit 2 for iPad 2 €34.95 da ipadgrabbit.com
  17. Html for babies $8.99 da amazon.com
  18. Kikkerland Grass Charging Station £26.20 da amazon.co.uk
  19. Swatch Touch €110.00 da Official Swatch Online Shop
  20. Nerd 2.0 gadget wallet €22.50 da Etsy

PS. Proprio ieri mi sono imbattuta in una lista simile, su Blooming, dateci un’occhiata.

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Dietro le quinte dell’animazione digitale

28 November, 2011 - 11:46

Animazione digitale | via Bender.org

Guardando e riguardando i recenti capolavori cinematografici di computer grafica non si può far a meno di chiedersi come sia possibile produrre animazioni così realistiche sia nella grafica che nella fisica delle azioni. Personaggi straordinari che ci colpiscono dritti al cuore.
Dietro tutto questo c’è uno staff che lavora per donarvi quelle emozioni e sono proprio loro, che amando il proprio lavoro e dedicandovisi a 360 gradi, riescono a creare nuovi mondi che ci tengono incollati allo schermo.
La produzione di un film di o un corto animato può essere suddivisa in tre fasi:

Pre-produzione, produzione e post-produzione.

1. PRE-PRODUZIONE

Questa è una fase importantissima, in quanto viene creato un tracciato di quello che sarà lo sviluppo del lavoro, si inizia elaborando i concetti principali.

storyboard | Via Deviantart.com

Nella Pre-produzione rientrano:

  • Story boarding: Pensiamo a questa fase come ad una mappa, che illustra immagine dopo immagine l’evolversi della storia; ed è proprio di questo che si tratta, un insieme di vignette raffiguranti la trama del nostro film, accompagnati nella maggior parte dei casi da note di testo che descrivono sia le immagini sia i movimenti che la telecamera dovrebbe compiere.
  •   Layout: Una volta approvati, gli storyboard vengono inviati al reparto layout che lavora a stretto contatto con la sezione “luoghi e costumi”; in questa fase si comincia la progettazione dei personaggi nelle varie pose e scatto.
  • Model Sheets: I model sheet servono ad illustrare posizioni e movimenti standard dei personaggi. Sono modelli raffiguranti gruppi di immagini mostranti tutte le possibili espressioni e pose che un personaggio può fare.  Questi modelli vengono creati per preservare in dettaglio il carattere del personaggio. In questa fase viene completato il design dei personaggi in modo che una volta iniziata la produzione i loro progetti possano essere inviati al reparto modeling.
  •  Animatics: Durante questa fase, allo storyboard vengono aggiunti voci, rumori e musica per dare modo di capire come gli effetti visivi saranno integrati nel finale. E’ una vera e propria animazione creata su base dello stesso.

2. PRODUZIONE

Una volta approvato lo storyboard, l’intero progetto entra in fase di produzione;
Possiamo suddividere questa fase in :  Layout, modeling, texturing, lighting, rigging e animation.

    • Layout: In questa fase attraverso blocchi geometrici e modelli a bassa risoluzione al posto dell’effettivo set finale di personaggi, il layout artist crea una guida per gli animatori componendo l’inquadratura e la prima animazione. Il risultato prodotto è la versione 3D dello storyboard.  Ottenuta l’approvazione riguardante movimenti di camera, composizione modelli, profondità campo costituenti il set, il tutto passa al reparto modeling.
    • Modeling: Questo reparto prevede due o più dipartimenti: “organic modelers” che si occupa esclusivamente della costruzione di personaggi e altri oggetti a forma libera e “hard surface modelers” che si occupa invece, della costruzione in sfondo architettonico e anche di vari modelli come armi, veicoli edifici ecc… Il modellatore lavorando a stretto contatto con l’art director, visual effect supervisors and animation supervisors trasforma un immagine 2D in un modello 3D. Essi poi assistono technical animator e enveloper appena il modello acquista bones e skin. Fatto ciò il modello torna nelle mani del modellatore che procederà a scolpire le espressioni facciali, eventuali tensioni muscolari richieste. Approvato il modello sarà messo a disposizione del dipartimento rigging e dei dipartimenti texture paint, che completano le fasi finali nella preparazione del modello per l’animazione e il rendering. Con un po’ di fortuna il modello attraverserà la pipeline di produzione senza incorrere in correzioni che però sono spesso inevitabili; problemi spesso incorrono non appena si arriva alla fase di rendering, nel qual caso il lighter rinvierà il modello indietro per risolvere l’intoppo.

texture | Via Cgsociety.org

  • Texturing: Il texturing artist è responsabile della creazione di una texture da zero o della modifica di un immagine già esistente, a seconda delle esigenze della scena l’artista ha il compito scegliere la migliore combinazione texture/shader. Lo shader infatti, è molto importante poiché determinerà il risultato visivo finale della superficie. A lavoro ultimato i disegni realizzati sotto forma di mappe saranno consegnati al reparto artistico.
  • Lighting: Gli artisti provvederanno all’illuminazione delle singole scene e al riunire tutte quelle create dagli altri reparti. I lighters hanno tantissime responsabilità: luci da collocare, definire proprietà della luce, che determina come essa interagisce con i diversi tipi di materiali, la qualità, la complessità e la realisticità delle textures, come la posizione e l’intensità delle luci influenzano l’umore e la credibilità, oltre come teoria del colore e armonia. Essi stabiliscono le ombre per ogni singolo scatto e si assicurano che ogni scatto si inserisca in un contesto di continuità e armonia.
  • Rigging: Nel reparto rigging gli artisti provvedono all’aggiunta di ossa ad un personaggio o provvedono al movimento di un oggetto meccanico. Questo è un processo molto importante in animazione. Un Character TD farà animazioni di prova che mostra il comportamento di personaggi in pose differenti; su questa base vengono effettuate le relative correzioni. Questo reparto si occupa anche della simulazione di tessuti, per rendere tutto l’insieme armonioso e realistico.
  • Animation: La pianificazione della rappresentazione di un personaggio frame dopo frame viene applicata in grafica 3D con gli stessi principi sviluppati per il 2D e animazione stop-motion. I software di animazione 3D prevedono varie tecniche 3D come Path motion, motyon dynamics, Key framing e motyon capture.

3. POST-PRODUZIONE

Questa è la terza e ultima fase nella creazione di un film e rientrano in essa:
compositing, sound editing e video editing.

  • Compositing: Questo dipartimento ha il compito di riunire tutti gli elementi sino ad ora prodotti per creare l’immagine finale; compiti principali sono il rendering, paint fixes e rotoscoping.
  • Sound editing: Questa sezione è responsabile della selezione e assemblaggio suono, ma si occupa anche di sincronizzazione labiale e aggiunta di effetti sonori.
  • Video editing: Questo è il processo in cui vengono riorganizzate le scene nel prodotto finale, ed è in questa fase che il materiale indesiderato viene eliminato; l’editing è una fase importante nel rendere lo scorrimento del video fluido. La sezione si occupa anche dell’aggiunta di titoli ed effetti per il video e testo.

Questo percorso è comune nella maggior parte degli studi, naturalmente si differenzia per il tipo di progetto; ma la cosa che accomuna davvero tutti è un grande spirito di collaborazione.

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GEW 2011: è donna la fondatrice di una delle 2 startup più innovative dell’anno

24 November, 2011 - 11:30

Startup Open

Alla ricerca dei generatori di posti di lavoro di domani, Startup Open, una gara che seleziona le startup con il potenziale più grande, ha svelato i vincitori della “GEW 50″.

La GEW 50  è la lista delle 50 nuove compagnie più innovative del mondo, che all’apertura del 2011 Global Entrepreneurship Week (GEW), lo scorso 14 novembre si sono sfidate per i 2 grand prize. Tra i due vincitori una è un’imprenditrice donna: Kavita Shukla, fondatrice di Fenugreen. L’altro premio è andato a Jason Ethier, fondatore di Dynamo Micropower.

La GEW è una celebrazione globale dell’innovazione e dello spirito imprenditoriale, creata dalla Kauffman Foundation. Le domande di partecipazione, arrivate da più di 60 Paesi, sono state giudicate sulla base del concept, proiezioni di vendita e conoscenza del proprio settore.

Queste 50 compagnie rappresentano il meglio dell’imprenditoria attuale e hanno in mano le chiavi della ripresa economica e della crescita sostenibile” ha detto a The Next Women Carl Schramm, presidente e AD della Kauffman Foundation.

Ci auguriamo che dare spazio a queste startup in crescita ispirerà altri imprenditori a far partire nuovi business

Ecco alcune delle imprese partecipanti che sono gestite da donne:

Fenugreen – Kavita Shukla (Cambridge, MA) – Vincitrice
Free Bread Inc. – Karen Freer (Brooklyn, NY)
Genii – Rebecca Li (Lexington, MA)
HireBrite – Gale Bowman (Chicago, IL)
i-ELLA – Ella Gorgla (New York, NY)
Invest2Innovate – Kalsoom Lakhani (Washington, DC)
Janova – Michelle Garrett (Worthington, OH)
Knock-Out! – Angela Newnam (Washington, DC)
Prisere LLC – Donna Childs (Jersey City, NJ)
TNG Pharmaceuticals – Jenny Corbin (Louisville, KY)

La lista completa qui.

Di più su GEW 50 sul Blog della Kauffman Foundation.

Questo articolo, originariamente scritto da Elissa Rose su Women 2.0 e pubblicato su The Next Women l’11 novembre, è stato tradotto e aggiornato da Justine Bellavita.

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L’arte di Kveta Pacovska, una, cinque, tante

21 November, 2011 - 11:23

Kveta Pacovska

Kveta Pacovska non è una graphic designer. Come tante donne ha molti talenti: illustra, insegna, dipinge, progetta, scolpisce, inventa, costruisce, sempre con grande intensità grafica. Nessuno si offenda se affermo che Kveta ha elevato la grafica ad arte (plastica).

Il suo nome e cognome ceco (ndr. Repubblica Ceca) è difficile da trovare in rete, scritto in molti modi diversi e pieno di accenti sconosciuti agli anglosassoni: Kveta Pakovskà, Kvéta Pacovska, Kvèta Pacovskà, Květa Pacovská. L’ho cercata lungamente su Google per riuscire ad ottenere risultati che le rendessero giustizia.

La sua biografia non è presente su Wikipedia in italiano, né ha un sito personale, tanto meno è presente sui Social Network più conosciuti. Mi piace anche per questo.

Eppure a Kveta Pacovska (non me ne voglia se scrivo così il suo nome) le sono stati attribuiti moltissimi riconoscimenti internazionali: Golden Apple di Bratislava, Gran Prix del Premio Catalogna, La Foglia d’oro a Francoforte, il Graphic Prize, il Premio Hans Christian Andersen dal 1992 al 2009. E si potrebbe continuare.

Kveta Pacovska - Works

Nata a Praga nel 1928, ha iniziato progettando libri illustrati per ragazzi intesi come oggetti d’arte e di design, tridimensionali, bucati, trasparenti, tattili, coloratissimi. I suoi libri sono stati tradotti dal danese al cinese: solo su deastore.com troverete 29 suoi libri in francese, 23 in inglese, 12 in tedesco, 7 in italiano, 6 in spagnolo.
Ha insegnato all’Accademia delle Belle Arti di Berlino, ha realizzato il giardino del Chichiro Art Museum di Nagano, in Giappone.

I suoi disegni e le sue sculture in carta sono state esposte nei più importanti musei e gallerie del mondo, e ha al suo attivo più di quaranta mostre personali.

Pur essendo già riconosciuta a livello internazionale per il suo impegno nelle arti plastiche, fino al 1993 non la conoscevo: poi mi hanno portato alla Fiera del Libro per Ragazzi a Bologna, dove è stata anche nella veste di Ospite d’Onore. E ne sono rimasta folgorata.

Negli anni a seguire, ogni volta che sono andata a Bologna, uno dei miei primi pensieri era ottenere, in modo lecito o no, una sua opera in qualsiasi lingua la trovassi.

Oggi, nascosto da occhi distratti o indifferenti, ho il suo libro “MitterNachtSpiel”, rigorosamente in tedesco, edito nel 1992 da Verlag Neugebauer Press: delicato, fantasioso, assolutamente comprensibile malgrado la lingua, opera cartotecnica e opera grafica.

Kveta Pacovska a me ricorda Kandiskij, Munari, Balla: una grande creatività, originalità, poesia e colore in chiave astratta, pura, grafica, innocente. È la sua purezza che la rende così adatta ai bambini: la potete scoprire su Vimeo in video datati ma completi sui suoi pensieri e riflessioni.

Il 30 marzo 2011 l’Auditorium Parco della Musica ha ospitato la sua prima mostra personale a Roma (sì, avete capito bene, la prima a Roma!), esponendo una ventina di opere e alcuni manifesti, con Workshop e Seminario a seguire di tre giorni.

Kveta Pacovska è una signora sobria ed essenziale, profonda e colorata. Nel 2011, a 83 anni, illustra, insegna, dipinge, progetta, scolpisce, inventa, costruisce, sempre con grande intensità grafica. Che bellezza.

PS. Permettetemi di citare la libreria bolognese Giannino Stoppani che il 30 gennaio 2011 ha promosso l’ultimo libro della Pacovska “Uno, cinque, tanti” invitando tanti bambini a leggerlo, sfogliando i suoi ritagli e frammenti argentati.

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Le top 10 applicazioni fotografiche gratis per Android

17 November, 2011 - 11:36

Dopo aver presentato le dieci migliori app fotografiche per iPhone e uno speciale sull’iPhotography, non poteva mancare un post dedicato alle migliori applicazioni fotografiche gratuite per Android.

1. Picplz

1. Picplz

Picplz può essere considerata la risposta a Instagram per Android, non me ne vogliano gli Instagram addicted. Quindici strumenti di editing in tutto: effetto camera retro, anni ’70, vintage, bianco e nero, fotocamera giocattolo. Come dicevamo simile a InstagramHipstamatic e Vignette, con Picplz si può facilmente condividere su Facebook, Twitter, Flickr, Tumblr, Posterous e Foursquare. Oppure salvare immediatamente le foto sul proprio account Dropbox, seguire i gli amici e vedere quello che stanno scrivendo su Picplz.

2. Vignette Demo

2. Vignette

Con Vignette si possono aggiungere effetti pellicola e fotocamera alle foto. Ha in tutto 84 effetti e 59 frame: effetto retro e vintage, fotocamere giocattolo LOMO, Diana e Holga, stili fotocamera istantanea come Polaroid. Inoltre ha le funzionalità cross-process, tilt-shift, Photobooth, doppia esposizione e altro ancora. Utilizza il flash (se il telefono ne possiede uno) e supporta la fotocamera frontale (su alcuni telefoni). Ha anche la funzionalità self-timer e time-lapse, lo zoom digitale e il geotagging.

3. Camera 360

3. Camera 360 - UI

Camera360 Free ha una libreria ricca di effetti, filtri e stili tra cui scegliere, inclusa l’opzione tilt-shift (effetto miniatura) che spesso manca in altre offerte Android. L’interfaccia utente ha dei comodi pulsanti grandi, e una volta che si entra in modalità di scatto ci sono altre opzioni con cui giocare. La parte di condivisione non è il suo punto forte, ma se siete alla ricerca di una vasta gamma di opzioni con cui sperimentare, Camera360 (o la sua versione a pagamento) è una grande scelta.

4. Pudding Camera

4. Pudding camera

Pudding Camera ha una bellissima interfaccia, molto intuitiva. Per trovare i filtri e gli effetti puoi scorrere semplicemente le piccole miniature dei rullini e le icone della fotocamera. Questa interfaccia visiva è utile visto che l’applicazione stessa non è interamente in inglese. La risoluzione di uscita è al 100%, quindi dopo aver finito di scattare e applicare il filtraggio è possibile fare il download e condividere le immagini in grandi dimensioni.

5. Retro Camera

5. Retro Camera

Retro Camera è un app divertente e ben fatta, sembra davvero di avere fra le mani una vera Hipstamatic. Non c’è una lista di effetti da scorrere, basterà selezionare una delle pellicole vintage per poi scattare. L’interfaccia si trasforma in una vera macchina fotografica. Le foto vengono poi “sviluppate” nella preview gallery in cui è possibile scorrere gli scatti come in una camera oscura e condividerli via Twitter, Facebook, e-mail.

6. FX Camera

6. FX Camera

Fx Camera permette di scattare una foto con vari effetti: ToyCam, Polandroid, Fisheye, SymmetriCam, Warhol o normale. Un app ricca di personalizzazioni, veloce e semplice da usare. Se siete stufi delle solite foto è un must da scaricare.

7. Action Snap

7. ActionSnap

Action snap è leggermente diversa dalle altre app presentati in questa lista. Ha solo una manciata di effetti, ma la sua specialità è l’abilità di catturare una sequenza di immagini e unirle automaticamente. È perfetta per oggetti o persone in movimento. L’intervallo di scatto è automatico e varia tra 0,01 e 5 secondi (o una velocità personalizzata che è possibile controllare manualmente) e una volta impostato si può iniziare a fotografare il soggetto in movimento. L’applicazione organizzerà le foto in modo sequenziale  in pannelli o griglie.

8. Little Photo

8. Little photo

Little Photo ha una sorprendente interfaccia utente. Gli effetti di applicano dopo aver scattato: un menu traslucido comparirà sopra lo scatto e si può così scorrere tutti gli effetti e avere un’anteprima al volo. L’elaborazione delle immagini e il risultato sono impressionanti.

9. Flickr

9. Flickr

Con questa applicazione ufficiale di Flickr per Android si possono scattare foto con la fotocamera integrata, migliorarle con i filtri, quindi condividerle online. Questa app consente di: scattare foto ad alta risoluzione, caricare direttamente su Flickr e condividere con gli amici su Facebook, Twitter, via e-mail e altro ancora. Inoltre è possibile rimanere aggiornati sugli ultimi commenti o attività relative alle nostre foto.

10. Adobe Photoshop Express

10. Photoshop Express

Ultima ma non meno importante Photoshop Express. Con questa applicazione si possono modificare e condividere foto praticamente ovunque: ritagliare con un semplice tocco, ruotare, regolare il colore e aggiungere effetti artistici, accedere a tutte le foto e video direttamente dal proprio account Photoshop.com gratuito. Richiede una scheda SD.

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